Poco più di tre ore di volo, una di fuso orario (due in caso di ora legale). Terra d’Africa che ha più il sapore e l’aspetto di una terra araba.
Regno governato da un giovane monarca che si è già assicurato un erede al trono, nato dal matrimonio con una donna ingegnere informatico. Lingua ufficiale araba. Religione di Stato, islamica e una media di 40-47 gradi estivi. È il Marocco.
Mille sfaccettature in un solo luogo, mille colori, suoni, odori speziati e mille e più aspetti caotici e disordinati della vita. Qui si vive di notte.
La gente sembra celarsi nella poca ombra durante le ore soleggiate, pur se in giro c’è sempre movimento. Ma la sera, quando il caldo concede un po’ di tregua, le strade si riempiono di mercanti, di uomini, di donne velate.
Auto che sfrecciano veloci e taxi che, costando pochissimo a corsa, circa il corrispettivo di
un euro, vengono usati al posto dei mezzi pubblici. Rabat, capitale imperiale, ricca di monumenti, di una spiaggia ampia con cimitero annesso e la kasbah sul mare dalle tinte bianche e azzurre.
Sede del palazzo reale. L’immagine del re, Mohammed VI, si trova ovunque. I negozi, i ristoranti, le botteghe espongono un quadro o una foto del monarca.
Persino a Essaouira, località sulla costa oceanica, definita la perla del regno, c’è un ristorantino (piccolo quanto la cruna di un ago) gestito da un italiano che, in bella vista, ha una foto del re.
Nonostante non tutti lo sappiano, in alcune città marocchine, regnano incontrastate le cicogne. Nidificano numerose e il loro richiamo è impressionante, sembra una sorta di martello.
Non somiglia ad Hollywood, non si vedono Sylvester Stallone o Demi Moore per strada, ma anche il Marocco ha la sua città del cinema.
È Ouarzazate. Relativamente moderna, sorta negli anni ’20 per opera dei francesi, come centro militare ed amministrativo. È situata nella valle del Dadès, a ridosso del deserto sabbioso del Sahara. A 200 chilometri a sud di Marrakech.
Il clima, grazie alla sua altezza considerevole, è mite. Sta crescendo dal punto di vista turistico, avendo acquisito la notorietà grazie al fatto che è il set di numerosi film, ambientati in atmosfere esotiche.
Vi sono, infatti, studi cinematografici, scenografie di svariati film ambientati nel deserto, tra i quali celebri produzioni epiche hollywoodiane del passato. “Lawrence d’Arabia” e “Il té nel deserto” sono stati girati qui.
In pratica, Ouarzazate è un po’ la Hollywood del Marocco. Gli Studios, dall’esterno sembrano ampi, imponenti ma non c’è alcun movimento. Solo due imponenti sculture alle porte degli studios. Fa effetto osservarli in mezzo al niente.
Non si può raccontare del Marocco, senza sostare, sia fisicamente, sia narrativamente, a Marrakech. La città teatro. Multicolore, vivace, allegra, confusionaria, cantastorie. Passeggiare per il souk è un’esperienza particolare. Viuzze strette e piene di persone.
Carretti colmi d’arance, di chicchi di grano tostati, donne arrivate dall’Anti-Atlante a vendere panieri, incantatori di serpenti nella piazza centrale, banchetti di spremute di frutta e di cibo fitto, musici, danzatori, donne che realizzano disegni sul corpo con l’hennè.
C’è di tutto e ancora di più. Il richiamo del muezzin (l’invito alla preghiera) echeggia dall’alto dei 70 metri della Koutoubia, il faro spirituale di Marrakech.
Il sole illumina la città e i suoi raggi rischiarano il marmo rosa delle fontane. Invadono le corti acciottolate. Fanno scintillare le decorazioni. Riscaldano i turchesi, i verdi, i bianchi dei mosaici.
Nella città si trova anche un piccolo mondo nel mondo, una oasi di pace dove cinguettano gli uccelli e fioriscono le azalee. È il giardino Majorelle. Qui frusciano bamboo giganti, yucca, papiri, palme, banani, cactus i cui colori naturali sfidano pittoricamente la facciata blu della villa Majorelle.
È degli anni ’20, opera del pittore francese Jacques Majorelle, appassionato di botanica, vissuto a Marrakesh verso la fine della sua vita.
E nell’aria sembra risuonare la colonna sonora del film Casablanca del 1942 con Ingrid Bergman e Humphrey Bogart.





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