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Il primo Surfing non si scorda mai

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Il Couch Surfing inizia prima della partenza. Dopo essersi iscritti al sito comincia la “pesca” del divano giusto. Si seleziona la città in cui si vuole andare, si guardano le foto degli utenti registrati. E se ne scelgono un po’.

Poi si mandano i messaggi. «Sono un ragazzo italiano, vorrei passare alcuni giorni a Maastricht, vengo per un colloquio di lavoro. Sei disponibile ad ospitarmi dal…al…». Ci vuole qualche giorno: le risposte iniziano ad arrivare.

Il problema dei neo iscritti è la mancanza di referenze. Non avendo ancora avuto esperienze del genere nessuno può ancora certificare la vostra correttezza e buona condotta. Quindi bisogna lavorare sul profilo, sugli interessi, e curare la lettera che inviamo al possessore del divano.

Avevo tutto pronto. Contatto preso, valigie fatte. Controllo la posta elettronica il giorno prima del volo. «Caro Fabio, so di averti garantito un posto letto per i giorni in cui rimarrai qui. Ma ripensandoci non hai ancora referenze e preferisco accogliere solo persone che hanno già avuto questo tipo di esperienze». Non ci voleva, il piano sembra crollato troppo velocemente.

Rimango perplesso, ma non mi abbatto. Vado avanti: c’è sempre il salvagente dell’ostello come ultima opzione. Atterro a Bruxelles, prendo il treno per l’Olanda. Ci vorrà un’ora e mezza. A metà del viaggio mi squilla il cellulare: un numero olandese.

«Sono Sylvia, del Couch Surfing. Se vuoi ti vengo a prendere alla stazione quando arrivi».
«Purtroppo appena arrivo devo correre a fare il colloquio e non so a che ora terminerò».
«Se invitato da me questa sera a mangiare allora, richiamami su questo numero».
Ero felice: la magia del Couch Surfing stava iniziando a lievitare.

Misi le cose in ostello. Mi preparai bene. Mi incamminai nella notte gelida di Maastricht verso piazza del mercato, dove avevamo appuntamento. Ci inquadrammo da lontano: Sylvia era là, col sua casco di capelli argentati. Mi fece cenno.
«Hello, how are you? I’m Fabio, nice to meet you». Iniziò così una nuova amicizia.

Nei cinque giorni che sono rimasto Sylvia mi ha adottato. Mi ha ospitato tutte le sere da lei, mi ha fatto assaggiare la cucina olandese: pasticcio di patate, cipolle, carote o tortino con formaggio di capra e mele. E altro ancora. Fortunatamente nel mio scandaglio on line ho centrato un’ottima cuoca: il che non guasta.

Mi ha portato ad una festa di surfer una sera dove ho conosciuto ragazzi turchi, francesi, tedeschi, sudafricani, entusiasti delle loro esperienze.

Era l’ultima sera, mi dovevo sdebitare di questa ospitalità perfetta. Un giro di pensieri ed ecco l’arma che ogni italiano all’estero dovrebbe avere con se: un pacco di pasta. Le ho cucinato spaghetti al pomodoro rigorosamente al dente. Continuava a ripeterlo: «Al dente, al dente», con quell’accento buffo. Sylvia sembrava davvero felice.

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LIBRI

Diario di un viaggio a piedi

"Diario di un viaggio a piedi" di Edward Lear - Rubbettino Editore, 2009

Blueship, diario di un viaggio

"Blueship" di Sprungala Hubertus, Radtke Richard - Tea, 2003



2 commenti a “Il primo Surfing non si scorda mai”

  • Flavio alle ore 4:04 pm scrive:

    Benvenuto a bordo Fabio! Vedo però che non sei iscritto a nessun gruppo, e ti vorrei suggerire il gruppo Milano: http://www.couchsurfing.com/group.html?gid=3625
    Sono molto attivi e organizzano un sacco di eventi con i vari visitatori.
    Buon divertimento!

  • Fabio Castano alle ore 7:53 pm scrive:

    Grazie della segnalazione Flavio!

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