Il mio viaggio nella martoriata terra balcanica è iniziato alcuni anni fa. Ci sono state guerre e risoluzioni più o meno fallaci. Sul diario on-line ho raccontato e racconto molto. Il 17 febbraio scorso intanto, il Kosovo ha festeggiato il primo anniversario della sua nascita in seguito alla dichiarazione unilaterale di indipendenza dalla Serbia.
L’ostruzionismo russo non ha permesso una nuova risoluzione ONU che consentisse di superare quella tuttora vigente, la 1244, e con essa una serie di ostacoli per la piena attuazione dell’Indipendenza. Il nuovo paese è stato finora riconosciuto solo da cinquantaquattro dei 192 paesi delle Nazioni Unite e cinque dei 27 membri dell’Unione europea si sono espressi contro l’indipendenza.
Chi credeva che l’indipendenza avrebbe innescato nuove esplosioni di violenza e di pulizia etnica, un’ondata incontrollata di emigrazione, l’emergere del nazionalismo serbo e forse anche una riesplosione delle guerre nei Balcani, dovrà ricredersi.
Oggi il Kosovo è in gran parte uno stato pacifico, anche se povero e con alcuni problemi, in parte ingigantiti e creati dalle potenze mondiali coinvolte, in parte legati alle falle delle sue frontiere, che permettono a serbi ed albanesi di fare affari, forti dell’appoggio politico locale e dell’inefficace lavoro delle forze internazionali preposte al controllo.
Anche se la Serbia si rifiuta di accettare l’indipendenza del Kosovo, bisogna constatare che oggi il governo di Belgrado è il più filo-europeo della sua storia. E’ su questo che bisogna fare leva per superare la posizione precaria del Kosovo. Sarebbe un grande segnale se i cinque paesi che non hanno ancora riconosciuto l’indipendenza (Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Cipro) cambiassero posizione al riguardo.
L’occasione rafforzerebbe e compatterebbe l’Europa, pronta poi a stilare programmi economici ancora più efficaci per la Serbia e la sua integrazione in Europa.
I dubbi espressi da questi paesi sono comprensibili, trovandosi anche loro con problemi affini da risolvere. Sanno comunque, come afferma una recente risoluzione del Parlamento europeo, che un giorno dovranno riconoscere il Kosovo.
Più che rinviare la decisione, più che contribuire a promuovere l’impressione di una Europa divisa che nuoce al Kosovo, al resto dei Balcani occidentali e alla stessa Europa, i cinque stati dovrebbero agire velocemente, certi che i timori di nuove dichiarazioni unilaterali di indipendenza da parte di alcune loro regioni sono frutto della fantasia.




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buon giorno
tante volte ci sono anche i giornalisti che fano le cose grande,durante ka guerra in Kosovo dove erano i filo europeisti serbi che non dicevano una parolla,alle deportazione della popolazione del Kosovo,anno dimenticato tutto questo,attenzione che i politici serbi sono sempre queli riucordate!
grazie e tanti saluti.
al di là del dramma, vero e concreto, vale forse la pena fare qualche piccola considerazione di carattere politico. Siamo davvero sicuri che l’attuale spezzettato mosaico balcanico sia davvero la migliore soluzione al rebus della ex-Yugoslavia? Il Kosovo, dice Coniglio, è pacifico, ma ha tanti problemi. Quali, per l’esattezza? Sicuramente il suo essere uno stato senza possibilità di sviluppo economico. Senza accesso al mare, chiuso da alte catene montuose. Non credo che le grandi potenze possano fare molto per ovviare a questo handicap geografico. Ed è vero che non ci sono state ripercussioni politiche gravi. Ma la minoranza serba al nord del paese adesso vuole l’indipendenza da Pristina. Cosa fare? Purtroppo è tardi per tornare sulla strada dell’”autonomia” in una Serbia democratica e multietcnica. Purtroppo.