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Il mistero dei Rotoli di Qumran - foto : Qumram, Mar Morto © Elicrisko
Qumram, Mar Morto © Elicrisko

Il mistero dei Rotoli di Qumran

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Nell’inverno del 1947 all’interno delle grotte situate nei pressi di Qumran (nella zona del Mar Morto) furono casualmente ritrovati da giovani beduini dei rotoli che contenevano documenti manoscritti.

I primi annunci sulla stampa internazionale comparvero, però, solo nella primavera del 1948: il Times, il New York Times e altri prestigiosi quotidiani dedicarono ampio spazio alle sensazionali scoperte.

Le conferme sull’eccezionalità di tali rinvenimenti, ovviamente, scatenarono una competizione nella scoperta di nuove grotte, e, quindi di nuovi manoscritti. Gli studiosi iniziarono ad avanzare più o meno prudentemente le prime ipotesi.

I rotoli consistevano di antichissime pergamene con scritte in paleo ebraico e aramaico, accuratamente arrotolate e avvolte in stoffe di lino, conservate in giare di terracotta.

Per poter datare i manoscritti era essenziale lo studio paleografico, e poiché era scarso il materiale coevo, le datazioni avevano bisogno degli altri manoscritti, in particolare di quelli al cui interno vi erano precisi riferimenti di carattere storico.

Negli anni la paleografia ha raggiunto gradi di certezza molto elevati, suffragati da prove quali il Carbonio 14, e dunque la datazione di tali opere è oggi fuori discussione: i testi di Qumran furono scritti tra il III sec. a.C. e il I sec. d.C..

Da ciò deriva chiaramente una prima conclusione: ossia i manoscritti non potevano essere opera di un unico gruppo. Eppure dopo svariati accertamenti è possibile affermare che in base ad alcuni documenti ritrovati come La Regola della Comunità o il Documento di Damasco dovevano essere presenti a Qumran gruppi di esseni.

Costoro erano una comunità già nota attraverso le opere di antichi scrittori tra cui Giuseppe Flavio e Filone alessandrino, filosofo giudaico. Anche Plinio il Vecchio, autore di una storia naturale in lingua latina, fa riferimento alla comunità essena.

Nonostante le scoperte dei rotoli, prima di poter effettuare una sistematica campagna di scavi sull’insieme di rovine adiacenti i luoghi della scoperta, trascorsero anni. Da tali studi è emerso che Qumran doveva essere una residenza collettiva di tipo monastico di epoca precristiana, dove viveva e lavorava il movimento essenico.

L’inestimabile valore delle scoperte è una testimonianza di quel momento storico: gli esseni, ossia un gruppo che aveva raggiunto un’elevata spiritualità, che viveva in comune, in povertà personale e in obbedienza alla figura del Maestro, che compiva abluzioni che simboleggiavano la discesa dello Spirito, e che compiva agapi rituali con la benedizione del pane e del vino.

Le numerose polemiche legate al ritardo nella pubblicazione sono state basate negli anni sul “presunto” carattere esplosivo delle notizie contenute nei testi ritrovati, notizie che avrebbero potuto modificare radicalmente il pensiero ufficiale sulla comunità di Qumran e, addirittura, i fondamenti storici del cristianesimo.

Ma secondo un esame serio i nuovi testi non rivelano nulla di sconvolgente. Oggi come ieri è possibile dare spazio a differenti interpretazioni. Infatti alcune tesi eclatanti di qualche autore si possono considerare come delle provocazioni.

Al di là di ogni facile sensazionalismo è possibile osservare la continuità a livello di concetti, evocazioni, immagini fra i fragili rotoli di Qumran e le Scritture Evangeliche. La spiegazione più comune alla maggior parte degli studiosi è che si tratti di due movimenti che affondano la radici in un terreno comune, ma con sviluppi poi indipendenti.

Ovviamente ancora oggi il dibattito è in corso, ciò che è possibile constatare è la consistenza del patrimonio giudaico a cui il cristianesimo ha attinto, e l’importanza per la sua formazione dello sfondo esseno.

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"Vogliamo vivere qui tutt’e due" di Amal Rifa’i e Odelia Ainbinder - Tea, 2003



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