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Il diario di Bobby Sands - foto : Bobby Sands in un murales di Belfast © Andrea Lessona
Bobby Sands in un murales di Belfast © Andrea Lessona

Il diario di Bobby Sands

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”Bobby Sands è un simbolo per la sua gente. Per questo non morirà mai”. Silvia Calamati, la più grande giornalista italiana esperta della questione nord-irlandese, parla al telefono da Belfast. E’ appena tornata dal cimitero di Milltown dove, durante una breve cerimonia, ha visto posare sulla tomba dell’Allodola d’Irlanda alcune corone di fiori per ricordare il 29° anniversario della sua tragica scomparsa (5 maggio 1981). Nel cielo grigio carico di pioggia si sono alzate poi le note dell’inno nazionale irlandese.

Calamati mi racconta della sua ultima pubblicazione: Il diario di Bobby Sands Storia di un ragazzo irlandese, edito da Castelvecchi. Il libro è un adattamento per le giovani generazioni della biografia di Bobby Sands, Nothing But an Unfinished Song, pubblicato nel 2006 per il 25° anniversario della sua morte.

Scritto dal giornalista di Belfast Denis O’ Hearn, in collaborazione con Laurence McKeown, ex compagno di prigionia di Bobby ed egli stesso uno degli hunger striker del 1981 (70 giorni di digiuno), è stato tradotto in italiano da Silvia Calamati.

Si tratta di un’opera in cui leggere la vita di un ragazzo che, a soli 27 anni, decise di dare la vita per i suoi ideali. “E capirne – mi dice Calamati – il messaggio. Un messaggio che non ha tempo perché è sempre attuale. Il mio obiettivo, attraverso queste pagine, è esprimere i valori che Sands ha saputo trasmettere: nelle condizioni terribili e disumane della prigionia sì è battuto sempre per l’amicizia, la solidarietà, l’amore per la sua comunità, la giustizia e la libertà del suo paese.

Era un giovane che amava tanto la vita. Gli piaceva moltissimo giocare a calcio, andare a pesca, correre sulla collina di Belfast e osservare l’allodola, l’uccello che più di tutti secondo lui incarnava il simbolo della libertà. E, una volta rinchiuso in carcere, suonare la chitarra, scrivere canzoni per i suoi compagni di prigionia, per sollevare il loro morale nell’inferno di Long Kesh. E non avendo cosa più grande da dare per la causa in cui credeva decise di lasciarsi morire di fame, per gridare al mondo il suo desiderio di libertà e di giustizia per sé e la propria gente”.

Sands, tuttavia, non è stato un caso isolato, ma la punta di un iceberg. Assieme a lui, per anni, centinaia giovani detenuti condussero le durissime lotte carcerarie culminate negli scioperi della fame del 1980 e 1981. E lui fu il primo dei dieci giovani repubblicani irlandesi che rifiutarono il cibo fino alla morte, tra il maggio e l’agosto 1981.

Calamati ha accompagnato la versione italiana del libro con preziosi dettagli sulla biografia dei dieci ragazzi. In queste pagine hanno finalmente un volto, un nome, una storia. Fotografie in bianco e nero di vite spezzate, affiancate dalle oltre cinquanta foto della parte iconografica sempre a cura della reporter italiana.

“Assieme al testo – mi spiega l’autrice – queste immagini fanno capire le condizioni disumane in cui vissero per anni Sands e i suoi compagni: giovani carni da macello, nelle mani spietate di aguzzini che quotidianamente non risparmiarono loro torture fisiche e morali”.

Oltre a queste foto vi sono quelle a colori che Calamati è riuscita a scattare a Long Kesh nel 2006, visitando le cages e il Blocco H 4, teatro di brutalità e sevizie. Quello stesso carcere che le autorità britanniche hanno deciso di smantellare per farne uno stadio internazionale, con 38.500 posti.

“Mi auguro che ciò non accada mai. Sarebbe come abbattere il campo di concentramento di Auschwitz o di Dachau. Se tuttavia questo dovesse succedere, spero che le mie fotografie servano come documento storico”. E aggiunge: “E’ giusto cercare di costruire un futuro di pace, dopo più di trent’anni di conflitto e oltre 3.700 morti. Ma la pace deve essere accompagnata dalla giustizia. Tutto questo non è possibile se si negano la storia e le responsabilità di ciò che è stato commesso in Irlanda del Nord”.

Perché ciò non accada e la memoria sia preservata, Calamati firma un altro libro da consegnare come messaggio alle generazioni future. Come quelle cui appartiene la bimba dai capelli rossi e dalle lentiggini che con la foto di Bobby Sands in mano appare in copertina.

”Sands e i suoi compagni sono ancora vivi tra la gente della comunità nazionalista dell’Irlanda del Nord. Il tempo del dolore è diverso da quello cronologico: a Belfast si parla di loro e di ciò che hanno rappresentato come se tutto fosse accaduto ieri”.

E quella stessa gente, giovani e giovanissimi compresi, che, ancora oggi, nei pub ascolta le ballate scritte da Sands durante gli anni della prigionia, come Back Home in Derry o McIlhatton. Le vergava con refill di biro, sulla carta igienica o su pezzetti di carta di sigaretta. Poi, insieme ai suoi pensieri e a suoi articoli, le faceva uscire di nascosto dal carcere. Si firmava con lo pseudonimo di Marcella, il nome della sorella. Lo stesso nome cui è dedicato il libro.

Quattro di queste ballate si trovano nel volume di Calamati, accompagnate da altre tre, altrettanto famose: The H-Block Song, The Ballad Joe of McDonnell e Song for Marcella scritta dal suo compagno di prigionia Bik McFarlane.

“Queste canzoni fanno da cornice all’ultima pagina del diario di Sands, che volle scrivere in gaelico. Durante la detenzione Sands studiò con passione e insegnò ai suoi compagni la sua antica lingua – mi spiega l’autrice -. Era un modo per ribadire la propria origine, la propria identità, la propria cultura. Un modo per essere libero”.

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LIBRI

Storia del conflitto anglo-irlandese

"Storia del conflitto anglo-irlandese" di Riccardo Michelucci - Odoya, 2009

Qui Belfast

"Qui Belfast. 20 anni di cronache dall'Irlanda di Bobby Sands e Pat Finucane" di Silvia Calamati - Edizioni Associate, 2008



3 commenti a “Il diario di Bobby Sands”

  • nadia alle ore 12:30 pm scrive:

    l’Irlanda del Nord è stata lacerata da una guerra sanguinosa di cui ancora oggi si sentono gli echi. Una guerra sconosciuta ai più, avvolta dal velo delle notizie distorte o frammentate. Bobby Sands e i suoi compagni devono restare vivi nei nostri ricordi, perché l’Uomo troppo spesso supera i confini della propria dignità per diventare bestia, allorquando soverchia i suoi simili con torture ed umiliazioni.

  • Andrea lessona alle ore 5:38 pm scrive:

    Gentile Nadia,

    grazie per il tuo commento.

    Condivido: in Irlanda del Nord il sangue è scivolato via per decenni nella quasi indifferenza. Solo pochi hanno avuto il coraggio di sacrificare la vita per urlare al mondo la loro voglia di Libertà e Giustizia.

    Bobby Sands e i suoi compagni di prigionia furono l’esempio di una gioventù sacrificata sull’altare dei diritti umani contro il settarismo britannico, padrone armato del destino di migliaia di persone.

    Questo libro dell’amica e collega Silvia e Calamati è un grande tributo a un uomo divenuto simbolo del suo popolo e di tutti quelli che credono e combattono ancora nel mondo per vivere liberi.

  • luigi Ceratto alle ore 5:37 pm scrive:

    In quest’epoca,così priva non solo di eroi ma anche di persone coerenti,mi ha fatto piacere di rileggere di Bobby.Grazie

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