Storia di uno scheletro che non si trova e di altri innumerevoli resti tratti dalla loro eterno riposo per quello che sembra il set di una fiction sulla scienza forense.
Non stiamo parlando di uno scomparso.
O meglio, il poeta Johann Christoph Friedrich von Schiller è sì scomparso, ma naturalmente per un caso di tubercolosi nel maggio del 1805.
Quando nemmeno il riposo eterno diventa garanzia di tranquillità.
Infatti il famoso autore fu inumato in una fossa comune nel Jacob’s cemetery nella cittadina di Weimar, posto giudicato poi inadatto dal sindaco che volle spostare i resti in un luogo più celebrativo.
Bottino della macabra caccia: ventitrè teschi da analizzare, uno dei quali riconosciuto come del poeta.
Nel 1911 però un altro studioso d’anatomia, August von Froriep, scese di nuovo nell’ossario del cimitero affiorando con ben sessantatrè resti che vennero posti nell’anticamera del mausoleo dove l’autore tedesco avrebbe dovuto riposare.
Il condizionale è d’obbligo, perché sia nel 1959 che nel 1970 due gruppi di studiosi della Germania dell’est hanno di nuovo riesumato le spoglie per analizzarle con delle tecnologie più avanzate.
Nel marasma da telefilm furono disturbati anche gli eterni sonni di cinque membri della famiglia Schiller per il paragone genetico.
Si scoprì che August von Froriep aveva commesso un errore madornale: il teschio da lui trovato era di donna appartenente alla corte del famoso autore, mai stimata in vita dallo stesso.
Il resto dei teschi assomigliano molto alla struttura facciale del defunto poeta, ma certi denti sono stati messi “post mortem”, forse a testimonianza di una sottrazione indebita delle spoglie originali.
Principali accusati: seguaci della frenologia, pseudoscienziati e noti collezionisti di crani famosi da poter studiare.
Il nonno di August von Froriep era uno di loro e parte attiva della commissione che esaminò il ritrovamento del 1911.
Altre tesi vedono l’amico Goethe semplicemente interessato all’abbellimento del teschio prima della risepultura che si sperava definitiva.
Il caso è ancora aperto.
Il sonno di Schiller non ancora assicurato.




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