Di origini antichissime e incerte, il carnevale è quel breve periodo dell’anno, rappresentato simbolicamente da maschere allegoriche, in cui soverchiando ordine e decoro, ci si getta in smodati festeggiamenti e scherzi di ogni genere.
Di incerta provenienza, alla parola “Carnevale” si attribuisce più di un significato. Il più diffuso è probabilmente quello di “carnis lexatio”, evoluto successivamente in “carnisciale”, quindi in “carnevale” , ovverosia, abbandono della carne.
Finisce infatti il “Martedì grasso”, così detto per l’abbondante mangiata, terminata la quale, inizia la quaresima, periodo che precede la Pasqua, a cui si doveva giungere purificati, osservando il divieto nutrirsi di carne e di avere rapporti sessuali.
Di altra derivazione è “Carnalia”, festa romana consacrata a Saturno e legata al culto delle stagioni, in particolare il passaggio dall’inverno alla primavera, onorava il ciclo della vita.
Si svolgeva a Marzo ed in quell’occasione, per una settimana avveniva il rovesciamento dei ruoli. Schiavi divevivano padroni e viceversa. Giochi e festeggiamenti si aprivano sfilando per le vie della città su d’un carro detto, “Carrus navalis”.
Comunque sia, il rito del travestimento, che nasce circa 4000 anni fa, quando gli stregoni si agghindavano in modo bizzarro e suggestivo, per scacciare gli spiriti maligni, è giunto fino a noi mantenendo inalterato il senso di trasgressione, disinibizione e libertà, che fa del carnevale una festa altamente popolare e popolana.
Solo nel 1400 conoscerà il suo momento più buio. Savonarola prima, e la chiesa poi, si adopereranno per eliminare, senza successo, questa festa, (a loro dire) pesantemente blasfema.
Le tradizioni carnevalesche, ancora ben radicate in Italia, si differenziano nelle varie regioni a seconda dell’uso e dei costumi delle diverse tradizioni pagane del luogo.




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