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Il Cairo, la Città dei Morti 2 - foto : Al Qarafa, habitat necropoli meridionale © Anna Tozzi
Al Qarafa, habitat necropoli meridionale © Anna Tozzi

Il Cairo, la Città dei Morti 2

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Anna Tozzi, ricercatrice italiana con una lunga esperienza in Egitto, ha di recente realizzato il libro “Il giardino di Allah”, (che sarà presentato il 5 giugno a Rivoli, in provincia di Torino) inerente alla gigantesca necropoli egiziana del Cairo. La particolarità di questo luogo è che non è recintato come nel mondo occidentale, ma abitato da quasi un milione di persone.

Dott.ssa Tozzi, con quale fine ha realizzato questo lavoro? Voglio contrastare determinati pregiudizi che sono stati messi in circolazione sulla necropoli dalle autorità istituzionali. C’è un progetto di riqualificazione urbana che prevede la realizzazione di un grande parco pubblico, e il trasferimento degli abitanti in zone periferiche della capitale, lasciando solo le parti monumentali (moschee).

Perché secondo lei questa decisione? Io temo che il parco sarà a pagamento, come è stato già fatto nelle vicinanze con quello di Al Azhar. Dal punto di vista religioso, nel Corano si parla poco della vita funeraria. Nella Sunna invece (seconda fonte del mondo musulmano) ci sono passi che dicono che non si può soggiornare in un cimitero né si possono accendere fuochi, ma ce ne sono altri (che non vengono citati) che sostengono dell’esistenza di taluni riti funebri eterodossi ancora oggi praticati.

Perché tutto questo ostracismo alla Città dei Morti? Uno dei motivi è quello religioso, poiché la necropoli non è proprio ortodossa. Inoltre gli sceicchi sauditi hanno sovvenzionato la costruzione dei molte moschee (così come sul territorio bosniaco dopo la guerra, ndr) nella necropoli, e vogliono sradicare l’Islam popolare.

Che ruolo ha la donna nella necropoli? Uno dei più importanti, e liberi. Il cimitero è uno spazio dalle connotazioni femminili, l’unico in tutto il mondo musulmano dove le donne erano libere di trascorrere la notte da sole insieme ai bambini. C’è una storia di libertà che affonda le sue radici nelle culture pagane inglobate poi dall’Islam, e quindi poco ben viste dall’ortodossia musulmana. Tutto quello che è preislamico è pagano.

Lei mi ha detto che non può più entrare in Egitto per il lavoro svolto sulla necropoli. Precisamente. Più di una volta mi hanno fermato all’aeroporto. Ho passato una notte nel commissariato della polizia aeroportuale e poi mi hanno fatto ripartire per l’Italia. Sono riuscita a vivere in Egitto finché non davo fastidio. Quando ho cominciato a essere più visibile, sono iniziati i problemi. Adesso le guide (egiziane) portano le persone solo se insistono, e comunque non lasciano loro fotografare la necropoli popolare, ma solo i monumenti che rimarranno dopo l’eventuale progetto di riqualificazione.

Qual’è un aspetto che l’ha particolarmente colpita della vita nella necropoli? Durante le festività i poveri beneficiano delle donazioni di tutta la società civile. Nelle popolazioni arabo/musulmane, il povero è portatore della grazia di Dio, cosa che nella nostra cultura hanno solo i santi. Non sono degli emarginati come da noi ma vengono aiutati e sostenuti.

Ha già in mente un nuovo lavoro? Ho già iniziato a scrivere qualcosa sul Culto dei Sette Dormienti, molto poco conosciuto nel mondo cristiano (pur riguardandoli). L’argomento riguarda sette ragazzi cristiani murati vivi durante il tempo delle persecuzioni.

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LIBRI

Trenta anni di Sahara

"Sahara nel Regno della Fata Morgana. Ricordi di trent'anni di viaggi sahariani" di Pacifico Claudio - Edimond, 2007

L’Alchimista

"L’Alchimista" di Paulo Coelho - Bompiani, 2008



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