Gocciola il colore. Puzzle ondeggiante creatore di cupole e deserti a forma di figure celesti. Inizia il ritratto. Raffigurazioni che rispecchiano leggende scolpite nell’abbagliante luce di un galoppo. Tra il fragore del battito d’ali di una farfalla. Nel cuore pulsante di una donna.
Anna Shamira Minozzi è un’affermata artista italiana, la cui tecnica e sensibilità si sono dolcemente posate sull’arte egizia prima, e su quella islamica poi. Un “rapimento” in piena regola, che ha portato la pittrice a diventare portabandiera di uno stile che in Italia non ha precedenti.
“L’arte egizia è una passione che ho fin da piccola” spiega l’artista, “un richiamo fortissimo che ho sentito per quella terra, per la sua storia. Crescendo poi, con la voglia d’imparare i geroglifici, mi sono accorta che automaticamente imparavi a dipingere perché la loro forma di scrittura è pittura. È disegno”.
Il passo dalla cultura egiziana a quella islamica è stato breve. Lì attorno alle foci del Nilo, si è sempre sviluppato un melting-pot fra popoli e nazioni. Allora come oggi. E durante uno dei suoi frequenti viaggi nella terra delle Piramidi, Shamira entrò in una moschea rimanendo “fatalmente” abbagliata dalla particolarità dell’arte di pennello espressa negli edifici sacri.
Nei luoghi di preghiera islamici infatti, è proibito raffigurare sia Allah (Dio) che figure di esseri umani o animali, così l’intera espressione pittorica è affidata alla grafia, scrivendo il nome di Dio e i versi del Corano in modo artistico. “La calligrafia così diventa dialogo diretto con l’armonia divina”, spiega Shamira.
Dopo un lungo studio di entrambe le culture, è iniziato un processo di scoperta di nuovi orizzonti. È indiscutibile infatti, che il nostro apprendimento (inteso come italiano) verso l’arte sia troppo influenzato dallo stampo cristiano, venendo così a trascurare tutto un mondo culturale di linguaggi, che regalano confronti, significati e quindi crescita.
Il percorso nell’arte islamica per Shamira iniziò copiando i 99 nomi di Dio, i passi del Corano e le Basmala (Nel nome di Dio) già esistenti a forma di pavone, falco, cicogna, leone, etc. In seguito, iniziò a sperimentare nuovi cammini creativi.
Un esempio, le gazzelle (foto n. 10). Un tratteggio da rassicurante e caldo crepuscolo dove la vita si desta e inizia la sua esistenza. “C’è questo salto, una corsa” commenta l’artista “La corsa di un credo che porta la parola di Dio. Un cammino. Un percorso. Potrebbe anche ricordare un graffito preistorico”.
Non può mancare il cavallo. L’animale che secondo la tradizione beduina, Allah creò prendendo del vento del sud, e poi soffiandoci sopra il suo alito. Dicendogli che avrebbe portato gli amici sul suo dorso e la sua sella sarebbe stata lo scranno per rivolgere a Lui le preghiere. “Tu volerai senza ali per conquistare senza spada. Oh Cavallo”, dicono in conclusione i versi.
E pur senza conoscere questa The prayer in the wind, Shamira pose proprio la Basmala al posto della sella. Ed eccolo l’animale, fermato in un trotto delicato. Potrebbe sparire in qualsiasi istante. Pare fatto di sabbia e spirito. Lì attorno, elefanti, dromedari e farfalle. Anche loro, “marchiati” nel nome di Allah.
Nei suoi dipinti c’è spazio anche per il Kufico (interno edificio, foto 8), scritto in forma geometrica. Sul fiume invece che scorre dinnanzi al palazzo (che ricorda un po’ il Taj Mahal indiano, a prova dell’universale contaminazione), sono scritti i 99 nomi di Allah (i superlativi: Il Grandioso, Il Misericordioso, etc).
Dalle opere di Shamira si respira la spiritualità di un popolo. Un messaggio che avvicina l’Occidente all’Oriente, e viceversa. Tutto questo prende le fattezze di un nuovo ponte culturale verso il regno (poco conosciuto) della cultura islamica.
Un lavoro il suo, molto apprezzato, finito perfino sopra un francobollo (due rose con la Basmala nella corolla) emesso in Arabia Saudita. E prossimamente, nel mese di settempre, prima all’Ambasciata Saudita e poi in quella Egiziana, a Roma, Shamira esporrà le sue opere pittoriche.
Si distendono pigmenti. Falchi. Angeli. Prati celesti e ornamenti votati alla libertà espressiva. Il volo scultore di legami e d’amorevole fuoco, partorisce curiosità gemelle fra comunicatori d’ogni dove. L’arte fa tutto questo. Le persone fanno questo.
Nella galassia di un incontro, un cancello floreale tramanda simbologie nella più semplice delle giornate primaverili, così ravvicinate al primo tratto di arcobaleno comune. Cristallo intinto e ritoccato di magmatica progressione, solletica dolcemente l’interesse che suscita emozione. Lo spettacolo può riprendere fiato.






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