Immersa fra le risaie del Vercellese, l’azienda agricola Tenuta Castello si apre su uno splendido giardino con piante secolari, uno stagno e fiori multicolori. Ma l’antico maniero di Desana, piccolo borgo piemontese, ha una particolarità: oltre che dai proprietari è abitato dai fantasmi.
A raccontare la vicenda che vede protagonisti, non uno, ma ben due spiriti è uno dei tenutari, Marco Vercellone, 50 anni. “Più di me sono mio fratello Piero e mia sorella Anna ad avere avuto prove schiaccianti della presenza dei due benevoli fantasmi. Le prime avvisaglie risalgono a più di vent’anni fa”.
A causare strani rumori, a fare qualche simpatico scherzetto ai Conti del castello sarebbero le anime di Caio Cesare Tizzoni e Ida Rosazza, vissuti in epoche diverse.
Nel primo caso, infatti, siamo intorno al 1540 e il conte sposa Dorotea, giovane e avvenente dalla quale non ha figli. Lei, poco tempo dopo, si trova un amante: Gabriellino Tizzoni; e decidono di far passare per pazzo il di lei consorte: E per questo lo rinchiudono nella torre di sinistra del castello, dove muore di fame e stenti.
Gli episodi più eclatanti si sono verificati proprio nella torretta dove è stato rinchiuso Tizzoni, in quel che oggi è il bagno al secondo piano dell’abitazione di Piero Vercellone, 65 anni. È il fratello Marco a raccontare gli strani episodi.
“Mentre stava uscendo dalla vasca e cercava d’afferrare l’asciugamano, lo vedeva chiaramente allontanarsi da sé – dice -. L’episodio è successo più volte.”
Come in ogni castello che si rispetti, con tanto di spettri, non manca il più classico degli esempi: luci che s’accendono da sole e che si era sicuri d’aver spento, oppure si sentono campane che rintoccano agli orari più improbabili e che non sono del campanile vicino.
Ma l’evento più interessante vede coinvolta Anna Vercellone, 65 anni, e due quadri.
“Molti anni fa – racconta il fratello minore – al termine di una seduta spiritica si è allontanata dalla stanza e percorrendo un corridoio, all’improvviso, una finestra si è spalancata.
Suggestionata dall’evento è corsa indietro scoppiando in lacrime e ha visto che uno dei volti dipinti, anziché ridere come al solito: stava piangendo anch’esso”.
Invece, in un ufficio dell’ala destra del castello, s’avverte la presenza di Ida Rosazza, vissuta nella prima metà dell’800, e morta di vaiolo a 17 anni.
“Sembra un lamento, uno stridio, un miagolio. E’ difficile da descrivere. Ma oramai siamo abituati alla loro presenza. Come dire, sono di casa”. Conclude sorridendo Vercellone.




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