L’antica usanza di tenere in casa piccoli insetti domestici è ancora ben presente in Cina.
Aveva tentato Mao di abolirla durante la rivoluzione culturale, tacciandola d’essere “un inutile vezzo borghese”. Ma il suo decreto ebbe scarso successo. Perchè la storia, si sa, potrà anche apportare significative modificazioni sociali, ma spesso nulla può nel tentativo di estirpare radicate e ben consolidate tradizioni popolari.
Questo che a noi può sembrare un bizzarro costume, è in realtà una prassi vecchia di secoli in questo immenso paese.
Le tante Dinastie, che con il fluire del tempo si sono succedute al governo, l’hanno continuamente evoluta, redigendo manuali ogni volta più approfonditi sui metodi di crescita, riproduzione e selezione.
Sui grilli, per esempio, esiste tutta una letteratura nata centinaia d’anni fa. Nobili e poeti dedicavano loro intere odi, tessendone le meraviglie.
Si narra che le prime a tenere dei grilli furono le concubine del palazzo imperiale, e che, chiuse nelle loro stanze, per mitigare la solitudine trovassero conforto nel soave e melodioso canto di queste bestiole, tenute sotto i cuscini all’interno di preziose gabbie dorate.
Ne esistevano di svariate razze, ognuna con nome e descrizione poetica delle caratteristiche fisiche, che le rendeva uniche.
Le selezioni avvenivano per tipologia, a seconda dei diversi scopi a cui venivano destinati.
I più bravi allevatori, godevano di grande considerazione e stima.
Vi erano, per esempio, linee genealogiche votate al combattimento. Esse dovevano essere forti e robuste. Le loro mortali lotte contavano moltissimi estimatori. E i giri di scommesse, di questo violento passatempo, erano altissimi.
Altre avevano come scopo quello di sublimare il concetto di bellezza, in cui le forme tendevano all’elegante o all’originale, e i colori a delicate sfumature o sgargianti contrasti. Li si teneva come “soggetti” d’arredamento per deliziarne la vista.
Altre ancora per il suono che producevano. Dallo stridio puro e monotono, paragonato al ritmo cadenzato di trombe e tamburi, a quello basso e monocorde di sacre campane.
Altri ai suoni della natura, il dolce scorrere d’un ruscello, l’impetuosa forza d’una cascata, il fruscio del vento tra i rami d’un albero. Tra i più comuni, è un suono volubile, di grande escursione che riproduce gli stati d’animo umani, dai gridi ai lamenti, dai pianti alle risa, dai singhiozzi ai sogghigni.
I grilli poi avevano una propria dimora. Non una semplice ed anonima gabbietta, ma vere e proprie opere d’arte di zucca contenevano i minuscoli esseri.
Si costruivano stampi in terracotta, di diverse forme e dimensioni, all’interno dei quali venivano incisi in bassorilievo paesaggi, poesie, dediche, scene di vita quotidiana.
Quindi dentro la “matrice” veniva posto un seme di zucca, che, crescendo e aderendo alle pareti ne prendeva forma e disegno.
I coperchi invece erano creati con materiali preziosi. Oro, avorio, giada, ebano i più usati, anche questi con incisioni volte a far da portafortuna a loro ed ai loro proprietari.
Anche oggi la pratica d’allevare grilli, seppur meno sentita che in passato, esiste ancora. Ed è ancor possibile, in una casa cinese, anziché cani e gatti, incontrare i grilli.
Esistono mercati, sparsi un po’ ovunque, in cui l’unica merce in esposizione e vendita è quella degli insetti.
Ogni Domenica, per esempio, nel distretto meridionale di Pechino, sulle sponde del laghetto del Drago, uomini e donne si incontrano per discutere, ammirare, commercializzare quelle bestiole e ogni tipo di suppellettile a loro dedicato.
Alcuni cinesi, cuciono all’interno delle giacche o cappotti, apposite tasche per portare a passeggio i grilli.
Un po’ per tenerli con loro e non farli soffrire di solitudine, ma soprattutto, nelle brevi giornate invernali, quando il vento freddo, la neve ed il gelo la fanno da padroni, ritagliarsi, al suono caldo dei grilli, una fetta di Primavera, un soffio di poesia.





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