L’ingresso è una piccola porta ricavata lungo le vetrine. Il locale non è particolarmente luminoso. Se escludiamo la luce proveniente dall’esterno si potrebbe definire cupo, così come il colore prevalente dell’arredamento.
Un ambiente caldo-umido e fumoso, che trasuda storia ma anche vapori di oli esausti e di macchina del caffè. Una storia di fine anni settanta, di movida e liberalizzazione post-franchista. Un’atmosfera ovattata e essenziale come di bisca, di osteria, di sala da biliardo, in perfetto stile “Romanzo Criminale”.
Ciò che più salta all’occhio sono i pavimenti, dove le stesse piastrelle delle pareti, spesso marroni, crema o mattone, faticano ad essere riconosciute man mano ci si avvicina al bancone. Una distesa di briciole, cartacce, mozziconi di sigarette, fazzolettini, bustine di zucchero, stuzzicadenti e ogni sorta di piccoli rifiuti. Metafora della leggerezza degli spagnoli, della loro informalità e a volte anche scarsa finezza, ma allo stesso tempo sinonimo di onestà e apertura alla vita.
Una sorta di grande posacenere, dove il grado di sporcizia è direttamente proporzionale all’apprezzamento e alla frequentazione da parte dei clienti. Tanto che per baristi e camerieri pulire i tavoli significa spingere a terra con un colpo di spugna ciò che di inutile lo occupa e sotto il bancone, lunghi vassoi di metallo simili al fondo di un portaombrelli, servono a contenere almeno una minima parte di ciò che viene buttato.
Negli orari più impensabili e nei posti più disparati puoi trovare bar a Madrid.
Bar all’interno di negozi, bar nelle salumerie, bar che di notte diventano discoteche o locali con musica dal vivo, bar ristoranti dove si pranza e si cena in qualsiasi orario.
Puoi fare colazione con caffè con brioche a fianco di chi consuma un panino ai calamari, cenare mentre qualcuno beve un aperitivo al bancone, consumare il rito della “caña y tapas” e fare la spesa dal salumiere.
Non sono solo luoghi di ristoro, ma dei veri centri sociali e culturali, luoghi di svago e socializzazione, punti di ritrovo, centri di dibattito o di lavoro. Ci sono giovani, pensionati col cane, impiegati e operai, immigrati e studenti, uomini e donne.C’è chi lavora al computer, chi legge fumandosi una sigaretta, chi chiacchiera di politica o del Real Madrid con il vicino di posto.
Ho sentito più volte dire che il modo migliore per conoscere una città ed entrare in contatto con i suoi abitanti, ancor più che girarla in lungo e in largo o visitare musei è quello di frequentare e vivere i bar.
Certo un fondo di verità ci sarà pure, ho sempre pensato, ma credo sia più che altro una sorta di teoria folkloristica, di filosofia spiccia proposta da qualche amante dell’ozio e della birra, insensibile all’arte e all’architettura, poi spacciata come la massima di un illuminato pensatore.
Questo prima di vedere Madrid. Si dice sia la città europea con la maggior concentrazione di bar: 1 ogni 6 abitanti.
La città dove ogni luogo è bar.





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Forse il signor Bianchi pensa a lei quando parla degli spagni come persone informali, leggeri e poco fini, tutto ciò guardo il pavimento di un bar poveri quelli che s’impegnano 5 anni a studiare antropologia, sarebbe meglio andare de cañas nel bar.
Ho figli che vivono in Spagna da anni e che non ritornerebbero a vivere in Italia nemmeno se li pagassero. E’ vero ciò che dite, ma é altrattanto vera l’apertura mentale,la gioia di vivere, la correttezza e la precisione in certe piccole cose, che ti fanno ricordare quanto é purtroppo durato il fascismo di Franco, il “paso” per chi arriva e non ha di che vivere. I nostri giovani NON se ne aprofittano, i nordafricani ci campano e gli spagnoli si incazzano, permettetemi questo termine che non vuole essere volgare, ma estremamente esplicito.Le ragazze girano indisturbate a Barcelona come a Valencia, il peggio che si possono sentir dire é Olà chica. Pensiamo ai nostri maschi italiani e non facciamo commenti. Grazie di cuore e per i vostri articoli, e per averi letto. Shalòm, Tosca
Mi scuso se ho toccato la sensibilità di qualcuno, o almeno così mi è parso di leggere tra le righe dei commenti.
La mia non voleva essere una critica ma una constatazione di ciò che ho visto e una dichiarazione d’amore per lo stile di vita spagnolo.
Forse ho cercato di puntare sull’obiettività giornalistica e i miei sentimenti non sono emersi