Hezbollah, l’ambiguo “Partito di Dio” fondato nel 1982, è un’organizzazione politica libanese.
E’ dotata di un’ala militare, rappresenta una buona fetta (circa il venti per cento) della popolazione nazionale, in prevalenza di etnia sciita.
L’idea, che ha portato alla creazione del partito e al gemellaggio economico-militare con Iran e Siria, è la volontà di contenere le invasioni israeliane che, a fasi alterne, hanno caratterizzato un trentennio di storia libanese.
Lo scetticismo internazionale, gridato o sussurrato che sia, nei confronti di Hezbollah ma, soprattutto, del suo braccio armato “Resistenza islamica”, deriva da inequivocabili azioni terroristiche compiute in questi ventisei anni dal movimento di liberazione.
Nel 1983 a Beirut morirono, in un attentato ideato da “Resistenza islamica”, duecentoquarantuno soldati americani e cinquantotto militari francesi.
Nel 1994, in Argentina, furono sterminate ottantacinque persone appartenenti alla comunità ebraica.
Numerosi sono poi gli episodi di rapimenti di occidentali, fatti ostaggio del gruppo e poi uccisi.
Nonostante il ritiro delle truppe israeliane nel 2000, Hezbollah ha continuato a bombardare il Nord dello Stato di Israele, reo di aver occupato i territori adiacenti alle alture del Golan che il Libano rivendica per sé.
Pur non essendo considerata a tutti gli effetti un’organizzazione terroristica (credo sia lecito chiedersi in questo caso quali siano i parametri di giudizio e i proni timori internazionali), Hezbollah è accusata di “sporadici atti terroristici”.
Per l’Europa garantista, per Francia, Germania, Spagna e Italia, il Partito di Dio, democraticamente eletto, si è legittimamente dotato di un’ala militare per difendere il Paese dall’invasione israeliana.
Premettendo la separazione tra il partito politico e il gruppo armato, Stati Uniti, Israele, Gran Bretagna e Australia ritengono, alla luce di questi ed altri avvenimenti, “Resistenza islamica” un’organizzazione terroristica.
Amnesty International e altre associazioni umanitarie hanno accusato Hezbollah di atroci crimini contro la popolazione civile.
Il movimento, malgrado sospetti internazionali e risoluzioni ONU, è stato in grado di creare uno stato indipendente, intoccabile all’interno del Paese.
Ha fornito assistenza sanitaria. Ha incrementato il livello di istruzione. Ha supportato economicamente le famiglie disagiate. Ha concesso, all’interno dell’organizzazione, maggiori responsabilità alle donne.
I recenti avvenimenti, l’assassinio del primo ministro Rafiq Hariri nel febbraio 2005, la Rivoluzione dei Cedri che, un mese dopo, ha portato in piazza migliaia di libanesi, la guerra del 2006 contro Israele, sono le tappe di una lunga crisi che da decenni agita il Libano.
Il governo di Fuad Siniora, sunnita, antisiriano e filo-occidentale, avrebbe dovuto procedere al disarmo e al tentativo di pacificare il Paese. Nessun tentativo concreto è stato fatto in questa direzione.
Hezbollah, indisturbata, ha consolidato negli anni il legame con Hamas, unanimemente considerata, da Stati Uniti e Unione Europea un’organizzazione terroristica, sostenendo apertamente la causa palestinese e l’obiettivo comune di distruggere lo Stato d’Israele.
Ha, indisturbata, continuato a tessere relazioni con i suoi riconosciuti supporters, Iran e Siria, che contribuiscono alla causa di liberazione con armi e denaro. Che pretendono di imporre in Libano lo stesso “modus vivendi” che vige nei loro Paesi.
Controllo dei media e censura.
“Persepolis” è un romanzo a fumetti di Marjane Satrapi, nel quale l’autrice franco-iraniana descrive il proprio iter personale, dall’infanzia trascorsa in Iran all’esilio autoimposto che l’ha allontanata da un Paese oppressivo e liberticida.
Ispirato al libro, recentemente è stato realizzato un film d’animazione. Le esplicite accuse all’Iran hanno scatenato la censura e l’immediata sospensione delle proiezioni.





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