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Hammam, viaggio nelle terme orientali - foto : Il ḥammām nella moschea Hassan II a Casablanca – Foto tratta da Wikipedia
Il ḥammām nella moschea Hassan II a Casablanca – Foto tratta da Wikipedia

Hammam, viaggio nelle terme orientali

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Una fitta nube di vapore, l’odore dell’umidità e il mistero della quasi invisibilità dei volti e dei corpi. La temperatura elevata che avvolge ogni lembo di pelle, i colori accesi e intensi delle sale.

E’ l’atmosfera che, in giorni diversi, accoglie uomini e donne, bambini e bambine all’ingresso in un hammam. Bagni di vapore, momenti di rilassamento e di coccole corporee alla maniera orientale.

In molte città sono presenti hammam che, grazie alla multirazzialità che, da alcuni anni, caratterizza il nostro Paese, permettono, attraverso la cura di se stessi, di vivere l’aggregazione tra diverse culture in maniera decisamente unica e originale, nonché privata.

Il mezzo per arrivare a comprendere un popolo passa anche attraverso le sue usanze, le abitudini secolari importate e che, poco alla volta, diventano parte di un’altra realtà. L’integrazione ha più nomi.

Nati anticamente come bagni per la pulizia e il lavaggio personale, tali fonti di calore hanno assunto, sempre maggiormente, il ruolo attivo di ritrovo e di socializzazione, soprattutto per le donne.

Rigorosamente separate dagli uomini, le donne all’hammam, nei propri Paesi di origine, possono spogliarsi, e non solo fisicamente, delle costrizioni del loro essere femminile, laddove la femminilità è considerata uno svantaggio.

Chiacchiere, confidenze, sfoghi, libertà.

Gli hammam nel Bel Paese sono accoglienti, ospitali, ricchi di colori vivaci, tendenti all’azzurro e al verde. Ambienti ampi dalle piccole cupole dalla forma orientale dove si alternano stanze calidarium e stanze tiepidarium e dove il tasso di umidità cambia a seconda dei benefici da ricevere.

Un po’ come alle nostre vecchie care terme – ecco come tutto somiglia al tutto nel mondo e le differenze si assottigliano – i corpi si confondono nei vapori acquei. E non esiste più la nazionalità, il colore, la provenienza. Donne occidentali e donne arabe di diversa età, semi nude, si lavano la schiena, strofinando vigorosamente la pelle mentre parlano tra loro.

Si appoggiano alle pareti le cui piastrelle sono bollenti o si siedono, le une di fronte alle altre, a cerchio, lungo i bordi delle fontane per ricevere, dall’acqua fredda che scorga, un po’ di refrigerio. Si rilassano e, ad occhi chiusi, si immergono in un altro mondo dove non si deve apparire. Solo essere.

I pori si dilatano, la pelle suda, si arrossa, si leviga, si depura e, ogni tanto, qualcuno passa ad offrire the verde ben caldo.

Poche ore all’hammam rappresentano un piccolo viaggio nel cuore di una tradizione solo all’apparenza lontana da noi.

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LIBRI

Viaggiare, lavorare, morire da clandestini

"Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini" di Fabrizio Gatti - Bur, 2007

La fine è il mio inizio

"La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani - Longanesi, 2006



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