La fila di postulanti sale a fatica sulle pendici di Gunung Bromo. Carichi di cibo e offerte camminano i sentieri impervi del vulcano: 2239 metri di altezza sul massiccio del Tengger, nella provincia indonesiana di Giava orientale.
Uomini e donne vengono qui ogni hanno per mantenere fede, con la fede, alla richiesta di un bimbo gettato dentro il cratere come pegno per la grazia ricevuta dai suoi genitori. La storia si perde nel tempo, ma con i loro sforzi, i devoti la mantengono viva.
La leggenda racconta che verso la fine del XV secolo Roro Anteng, principessa dell’Impero Majapahit, regno che aveva prosperato nella zona dal 1293, fondò un nuovo principato con il marito Joko Seger.
Tengerr, parola nata dalle ultime lettere dei loro nomi, diventò presto un reame florido, rendendo felici i due sovrani. Solo la mancanza di figli li rattristava, tanto che dopo innumerevoli e vani tentativi decisero di scalare Gunung Bromo.
Arrivati sulla sommità del monte, oggi diventato una delle zone più battute dai turisti, pregarono gli dei per ricevere la grazia. Grazia che venne concessa a patto che l’ultimo dei loro piccoli fosse poi sacrificato alle divinità.
Roro Anteng e Joko Seger ebbero 24 bambini. Quando nacque Kesuma, il venticinquesimo, la madre si rifiutò di ucciderlo, venendo così meno alla promessa. Gli dei, adirati, minacciarono di distruggere il principato con fuoco e zolfo.
Alla fine la donna cedette e gettò il piccolo nel cratere. Dal profondo la voce del bimbo ordinò alla popolazione di celebrare ogni anno una cerimonia sulla sommità del monte portando offerte in segno di gratitudine.
Così, la fila di postulanti sale carica di fagotti con regali di ogni tipo: cibo, monete, e animali vivi. Raggiunta la cima, i fedeli pregano per ottenere salute e prosperità e gettano tutto nel vulcano.
Dalla caldera si alzano nel cielo soffi di zolfo.




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