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Guatemala, tra guerra e natura - foto : Uomo al mercato di Chichicastenango, Guatemala © Claudio Giovenzana
Uomo al mercato di Chichicastenango, Guatemala © Claudio Giovenzana

Guatemala, tra guerra e natura

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La prima nazione Centro Americana che visito è il Guatemala, noto agli aztechi come “il paese dei tanti alberi”. Un paese anche delle tante vicende storiche, delle sperequazioni sociali ed economiche che hanno prostrato una terra che fino a 12 anni fa era luogo di una violenza fratricida pagata con il sangue.

Dal 1960 al 1996 il Paese ha attraversato una guerra civile la cui origine, di ben noto copione in America Latina, è stata l’espropriazione delle terre tradizionalmente appartenute agli indigeni locali per trarne profitto e dividerlo con chi, in questo caso gli Stati Uniti, ha foraggiato economicamente la mano armata e il business nazionale con l’impianto di attività.

La pace è firmata sulla carta dal 1996, ma l’onta e la macchia sono ancora nella memoria delle persone in attesa che una coscienza collettiva interceda per un autentico perdono. Tracce vivide, immanenti, che ascolto ancora nei racconti di persone come fossero appartenuti a ieri.

Valter, capelli ricci pelle caffellatte e sorriso radioso, è appoggiato al suo vecchio pulmino per il trasporto dei turisti, entriamo subito nelle corde l’uno dell’altro e scartando i convenevoli facciamo venire i nodi al pettine: la curiosità mia di sapere la storia alle spalle di questa terra è pari alla sua di sapere delle terre che ho conosciuto viaggiando.

Mi racconta di quando nel 1992, anno in cui emerse dalle ceneri della guerra il premio Nobel della pace Rigoberta Menchù, una sera tornò a casa dal lavoro e trovo un poliziotto che lo fermò, senza riconoscerlo, e gli disse che aveva urgentemente bisogno di “parlare” con un certo “Valter”.

Valter, fingendo, gli rispose che era solo un suo “conoscente” e che sicuramente lo avrebbe avvertito. “Avevo palpitazioni e paura, quello era lì per matarme”, la giustizia arrivava con la pistola in pugno sino ai villaggi rurali più lontani e la gente iniziava a nascondersi nelle chiese. Ma nemmeno la casa di Dio proteggeva dai militari che a quei tempi erano anche sì spalleggiati dalla Cia.

La tragica fine di due suoi amici fu proprio quella di essere trascinati fuori dalla chiesa di un paese vicino al Lago Atitlan e giustiziati insieme ad altri 24 studenti con l’accusa di cospirazione e attentato contro la polizia. Ascolto questa storia ed ho come la sensazione di non avere un contrappeso da mettere sull’altro piatto della bilancia, nemmeno con tutta l’esperienza della mia vita.

Me ne sto appoggiato al suo furgone e distolgo lo sguardo da quegli occhi traslucidi abitati così intensamente dalla vicenda. Lui stesso era la storia di quel Paese. Scappò in Messico e poi negli Stati Uniti lavorando come bracciante in attesa di un cambiamento.

Il cambiamento arrivò. Rigobertà Menchù mobilitò l’attenzione internazionale sulla causa vincendo il premio Nobel per la pace grazie agli sforzi di riconciliazione etno-culturale basati sui diritti degli indigeni. Bill Clinton ammise pubblicamente che “Gli Stati Uniti hanno sbagliato ad appoggiare il governo Guatemalteco”.

Un ammenda poco riparatoria ma che catalizzò nuovamente l’attenzione mondiale. Nel 1996 la pace venne firmata tra governo e popoli indigeni. Valter, che qui di fronte a me sta già rientrando dalla deriva dei ricordi con un bel sorriso, ritornò finalmente a casa.

Nell’attualità i residui di quei quasi 50 anni di fuoco sono ancora ardenti e in alcune località i dissidi tra popolazione indigena e governo sono tutt’altro che archiviati. Le ambasciate allertano sul Guatemala, la pericolosità c’è ed escludendo il narcotraffico uno dei motivi di questa è la povertà endemica che il gravame della guerra civile ha prodotto.

In questo lungo conflitto intestino il popolo si è diviso e riunito, si è stretto con solidarietà ed oggi, in tempi più calmi ma non troppo, vedo questa gente aprirmi le porte delle loro case facendomi sentire la durezza del loro passato ma anche la meravigliosa accoglienza unita alla voglia di riscatto e riconciliazione.

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LIBRI

Patagonia Express

"Patagonia Express" di Luis Sepúlveda - Guanda, 1999

Giorni di neve, giorni di sole

"Giorni di neve, giorni di sole" di Fabrizio e Nicola Valsecchi - Casa Editrice Marna, 2010



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