Una statua celebra Ventimila leghe sotto i mari © Luis Alves
In pratica un compendio vivente del concetto di viaggio. Quando ancora non si navigava attraverso una tastiera e le cose da sapere partivano quantomeno dal primo passo posto uscendo fuori di casa in direzione della più vicina biblioteca. Un abisso di differenze se paragoniamo l’accessibilità moderna della cultura telematica.
Ma una stanza impolverata al giovane Jules Verne non bastava, tant’è che divenne da subito una preoccupazione per i genitori che lo videro sparire a undici anni nel tentativo d’imbarcarsi clandestinamente su di un vascello. Una fuga solo rimandata visto che i libri di giurisprudenza (materia che il padre professava aspettandosi che suo figlio facesse altrettanto) presto fecero posto ai libri della Biblioteca Nazionale parigina dove il futuro scrittore macinò chili di carta informandosi su diversi casi scientifici e storici.
Mattone dopo mattone stava costruendo la propria fantasia, una fantasia che sa di veggenza visto che, oltre ad essere indicato tra i padri della letteratura fantascientifica, azzeccò con assoluta precisione diversi passi avanti dell’uomo del futuro.
Basti pensare al sottomarino di Ventimila leghe sotto i mari o il razzo-navicella contenuto nel libro Dalla terra alla luna, manoscritto che secondo i suoi biografi fu consegnato nelle mani di un nipote con la promessa di tenere d’occhio il futuro per verificare se le sue previsioni sarebbero state rispettate.
Previsioni che ovviamente non solo coincisero genericamente: Verne indovinò con esattezza il paese che per primo lancio uno shuttle verso il pianeta luna, il numero degli astronauti impiegati, il mese della missione, il luogo del rientro e la tecnica impiegata, cioè l’ammaraggio. E dulcis in fundo, la zona di partenza della sua navicella fu fantasiosamente ambientata a solo cento chilometri dall’odierna base di Cape Kennedy.
Il resto si perde nelle pagine di avventure che uniscono in una stretta calorosa l’amore per i viaggi con la passione per la scienza che si tramuta spesso in fantascienza suggellando così una triplice stretta di mano tra l’avventura di un Giro del mondo in ottanta giorni, la traversata oceanica di Una Città galleggiante e la discesa nel ventre del pianeta sulle ali di una pergamena ritrovata in un vecchio libro.
Una passione trasmessa sul filo della penna, viva anche quando Jules si spense ultrasettantenne oramai cieco e bloccato dalla paralisi. Un esempio che supera il libro, l’uomo e la storicità buttandosi a capofitto nel futuro. Perché qui viaggiare e immaginare sono squisiti sinonimi.

Centro della vita religiosa cittadina, luogo di incanto in cui si affollano i turisti. Un concentrato di monumenti patrimonio Unesco di cui regina indiscussa è la torre pendente.

Verso la fine del XIX secolo, gli eserciti comprendono l’importanza della fotografia. Ecco allora nascere una figura che a stretto contatto con i militari seguirà le operazioni sul campo: i fotoreporter.

La fotografia ha un padre incerto. Quando Daguerre, da molti ritenuto il primo ad essere riuscito nell’alchimia di catturare la luce, muove i primi passi, Claude Niepce si appresta a concludere le sue ricerche. Quest’ultimo otterrà, in una data incerta che approssimativamente risale al 1825, la prima immagine dal vero.
Solo che decide di chiamarla eliografia. [...]