Una pagoda giapponese © O Pirata
Un brivido lungo la schiena. Questa potrebbe essere la sensazione provata dagli amanti del Giappone mentre viene nominata la parola shinobi. Termine alle volte logoro, sfocato, lontano da ogni probabile riferimento storico reale.
Alla fine anche noi occidentali lo abbiamo conosciuto aprendo quel canale di comunicazione chiamato tubo catodico: ben presto abbiamo imparato a chiamarlo ninja e a riconoscere in lui la figura del mascherato guerriero esperto di arti marziali.
Ovviamente la Terra del Sol Levante racconta di più e anche di meno rispetto a ciò che noi abbiamo sempre creduto di sapere. Tutto nasce dal medioevo giapponese tra i praticanti dell’arte del “muoversi furtivamente” o ninjutsu come si scrive in grafia latina.
E come sempre il tutto prende forma da una necessità di sopravvivenza collettiva. Il Giappone era straziato dai Signori della Guerra per la supremazia del proprio feudo e, ovviamente, per riuscire a battere il nemico serviva un’ampia e funzionale opera di spionaggio.
Il ninja, in poche parole, svolgeva quelle mansioni che oggi sarebbero affidate all’intelligence interna di un Paese. Figure oltretutto dai contorni poco chiari in quanto la loro tradizione, la loro formazione, risiede quasi completamente nell’insegnamento orale. E la parola in questo caso scivola molte volte via nelle nebbie della leggenda.
Non dimentichiamoci oltretutto che il compito di questi misteriosi combattenti fu anche quello di organizzare l’ordine pubblico nonché di difesa personale per il loro signore. Votati anima e corpo all’esercizio fisico si allenavano addirittura saltando da ramo in ramo compiendo pirolette tra il breve volo e l’atterraggio.
Con il tempo il loro utilizzo e il loro numero calarono andando ad abbracciare pienamente la figura di spia in uso anche in occidente. Furono mandati sui fronti di guerra, impararono lingue per infiltrarsi meglio. L’omicidio su commissione era infatti la loro specialità attraverso l’impiego di armi varie, elemento basilare che li distingue dai più “rituali” samurai.
Ed è sul limite tra occidente e oriente che queste figure storiche giocheranno la carta finale della sopravvivenza: nel 1549 il cristianesimo sbarcò in Giappone e i Ninja furono assoldati per sbarazzarsi dei missionari e dei convertiti sotto la spinta dello Shogun che così facendo condannò per due secoli la sua terra all’isolamento totale dal mondo.
I cannoni a stelle e strisce, passati duecento anni, cambiarono le carte in tavola spazzando via i rimanenti feudatari con i loro samurai e aprendo così la strada all’avvento di un potere centralizzato che segnò in fin dei conti l’ingresso della Terra del Sol Levante nell’era moderna.
E i Ninja guardarono il tutto, aspettando l’ordine successivo. In silenzio.
"Le case del tè" di Montagnana Francesco, Hayashi Tadahiko, Hayashi Yoshikatsu - Mondadori Electa, 2009

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