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Gated community, fenomeno mondiale - foto : Canary Wharf & Pan Peninsula a Londra © Martin
Canary Wharf & Pan Peninsula a Londra © Martin

Gated community, fenomeno mondiale

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Dentro: facce felici, piscine, prati ben curati. Fuori: la violenza della massa povera che silenziosamente urla la propria disperazione. Così si può riassumere la presenza nei territori nazionali di una gated community.

Lontano dalla terminologia anglosassone possiamo chiamarla in molti modi: città dei ricchi, città chiusa, isola della speranza in Australia, alphaville in Brasile. In sostanza un agglomerato d’abitazioni della media ed alta borghesia divise dal resto del mondo attraverso muri, filo spinato e vigilanza armata.

Comunità dotate d’ogni comfort utile per non dipendere dall’esterno, da quella realtà inquietante che non si vorrebbe mai vedere. Sullo sfondo rimangono ancora gli occhi dei bambini che sporchi e malnutriti corrono su cumuli d’immondizia, oltre il muro c’è però la piscina, la palestra, la scuola per i figli e lo sguardo vigile ed armato della vigilanza privata che controlla l’entrata di pedoni, biciclette ed automobili.

Nascono come funghi in un mondo dove il dislivello economico si fa più esteso e la gente meno abbiente reclama i propri diritti: Argentina, Brasile, Australia, Canada, Cina, India, Messico, Filippine, ma anche Regno Unito e Stati Uniti d’America.

Una lotta continua tra uno Stato che dovrebbe essere pubblico e la voglia di isolarsi nel proprio status, nel proprio benessere privato. Non solo il terzo mondo o le nazioni segnate dalla grande povertà sociale vedono spuntare come funghi le gated communities, ma anche in Europa o nel nord America quest’ultime stanno diventando una moda per le persone “di un certo livello”.

Nella capitale del regno della Regina Madre ne troviamo parecchie: in particolare nei Docklands come la New Caledonian Wharf, King and Queen Wharf, Pan Peninsula e nell’est di Londra il Bow Quarter. In totale l’Inghilterra ne conta un migliaio.

Il paese a stelle e a strisce non è da meno con le sue duemila comunità private (le stime non sono aggiornate da tempo) che però qui sono obbligate a mantenere al loro interno una municipalità pubblica ed i suoi relativi servizi.

Insomma, occhio non vede, cuore non duole. Soprattutto se a proteggerlo c’è una guardia armata.

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LIBRI

Diario d’acqua

"Diario d’acqua. Viaggio a nuoto attraverso la Gran Bretagna" di Roger Deakin - EDT, 2011

La strada sbagliata

"La strada sbagliata" di Peter Moore - Feltrinelli Traveller, 2003



2 commenti a “Gated community, fenomeno mondiale”

  • stefano aicardi alle ore 3:07 pm scrive:

    Insomma le visioni di J.G.Ballard e David Cronenberg si stanno realizzando…

  • z alle ore 8:29 am scrive:

    Più si è chiusi, più si spadroneggia. Gli zoccoli sono proibiti non nelle caserme, ma negli immobili autogestiti dai comproprietari. Se il mio maggiordomo nella mansarda stendesse i calzini alla finestra, nulla mi fregherebbe, mentre se lo facesse un mio pari sarebbe tabù.

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