Gandhi, il Mahatma, la “grande anima”. Ma guai a chiamarlo così in vita, era forse l’unica cosa che lo rendeva collerico.
Nasce il 2 ottobre del 1869 a Porbandar, e la sua famiglia è tra le più agiate della città. Tanto che lui può permettersi, all’età di 19 anni, di andarsene a Londra a studiare. Vuole diventare avvocato.
Per la prima volta uscirà dalla sua città natale. Ma non si immergerà mai completamente nella nuova realtà, benchè apparentemente fece credere il contrario, probabilmente anche a sé stesso. O, forse, soprattutto a sé stesso.
Induista di nascita, nel clima cosmopolita inglese di fine secolo avrà modo di avvicinarsi alle altre grandi religioni del mondo. Tutte lo colpiranno, trovandole assai complementari e ben poco diverse. Islam, Cristianesimo, Buddismo e Induismo.
Fattosi avvocato tornerà in India, ma a causa della sua timidissima indole non riuscirà mai a praticare una professione che invece esige fermezza e piglio deciso.
Politicamente apatico e socialmente poco aperto partirà alla volta del Sud Africa, perché una ditta indiana gli offrì un posto di lavoro.
Gandhi, proprio in quegli anni di ingiustizie viste e vissute sulla propria pelle,
maturò quello spirito che lo renderà famoso e storicamente immortale.
Sarà protagonista, lui indiano e meticcio, di atteggiamenti razzisti insopportabili. Un giorno verrà preso a calci dal conducente di una diligenza, per far posto ai bianchi che avevano più diritti di lui.
Si ribellerà. Personalmente, ma sarà anche fomentatore di folle. Un fomentatore non violento.
Tenacemente attaccato all’idea che alla violenza non bisognasse mai rispondere, si farà portavoce delle istanze di giustizia avanzate dai neri e dai numerosi indiani presenti in Sud Africa.
E porterà avanti pure una personalissima rivoluzione: fu in quei tempi che smise di consumare latte e cominciò a pulire le latrine. Che in India venivano pulite solo dagli “intoccabili. L’ultima casta indiana.
Perché il cambiamento, prima ancora che sociale, deve essere individuale.
La sua opera politica sud africana avrà successo: i matrimoni misti saranno consentiti e gli indiani smetteranno di pagar più tasse degli altri.
Quindi torna, per la seconda volta, a casa sua. Viaggerà per anni nei villaggi della nazione, chiedendo alle persone “normali” una cosa che non erano abituati a sentirsi domandare: cosa volevano dalla vita.
In un distretto del Bihar, conoscerà insopportabili soprusi da parte dei padroni inglesi. Perché l’India, in quegli anni, era colonia britannica. I contadini lavoravano per coltivare l’indigo che veniva esportato all’estero, in Europa.
I campi non potevano, così, dare i frutti necessari alla sussistenza degli indigeni.
Gandhi dice che così non va bene, e le sue idee, ritenute sovversive, non possono essere tollerate dagli inglesi. Per la prima volta verrà incarcerato.
Ma è ormai famoso in tutto il paese e la polizia si vede costretta a liberarlo dopo poco, pena la possibilità di pericolosissime sommosse popolari.
Gandhi ha ormai instillato nel suo popolo sentimenti di giustizia.
Quando poi, nel 1919, avviene il famoso episodio del Penjab, in cui le truppe britanniche massacrano centinaia di civili che si erano assembrati per parlare di politica, l’India è pronta ad esplodere.
Ma sarà lo stesso Gandhi a rasserenare gli animi, invocando quel principio di non-violenza a lui tanto caro.
Chiede che vengano semplicemente boicottati i prodotti stranieri, primi tra tutti, ovviamente, quelli inglesi. E’ il momento della celeberrima marcia del sale, in cui, accompagnato da migliaia di indiani, si fa a piedi 400 chilometri per prendersi un po’ di sale dal suo mare, dal mare della sua nazione. In barba alle tasse inglesi.
Scoppia la seconda guerra mondiale e l’Inghilterra ha cose più urgenti a cui pensare. Per di più il movimento indipendentista indiano è ormai troppo forte. E, nonostante, Ghandi, alle volte violento.
Terminato il conflitto l’Inghilterra promette che il potere passerà, dopo un periodo di transizione, nelle mani degli indiani.
A questo punto l’effervescenza del momento scalda gli animi degli integralisti religiosi. I quali danno il via ad una vera e propria guerra civile tra indù e musulmani. Ghandi, che voleva una nazione per gli indiani e non due in base alle religioni principali, assiste ai massacri con la morte nel cuore.
Verrà creato il Pakistan, paese formalmente musulmano, e 17 milioni di indiani appartenenti all’Islam emigreranno in quella zona.
Gandhi verrà ucciso da un radicale indù, il 30 gennaio del 1948. Prima di sparare, l’assassino si piegherà in segno di rispetto e reverenza.






Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




