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Francia: Liberté, Égalité, Fraternité - foto : Parigi, Hôtel des Invalides - Foto tratta da Wikipedia
Parigi, Hôtel des Invalides - Foto tratta da Wikipedia
14.07.2009

Francia: Liberté, Égalité, Fraternité

di Luca Ferrari

Lo sguardo della disperazione. Il sudore non riesce più a trattenere l’adrenalina. Gli occhi cadenzano il battito del cuore. La gola si strozza nel momento di uscire sulla strada con la certezza che un momento può modificare un intero destino. No. Nessuno di quelli che cambiano il mondo, pensano di entrare nella Storia. Nella maggior parte dei casi, lottano solo per la libertà.

14 luglio 1789. Il corso dell’Europa muta per sempre. Il volgo si ribella alla nobiltà. L’assolutismo del Re Sole Luigi XIV era una piaga che aveva fato il suo tempo. L’ultima goccia che fece traboccare il vaso, la destituzione del ministro delle finanze Jacques Necke (1732 – 1804), molto amato dalla popolazione.

Cittadini contro esercito. Troppo facile non vederci fatti recenti come le proteste in Birmania. In Iran. In tutti quei conflitti in cui una forza superiore impedisce il regolare svolgimento della democrazia. Il 13 luglio, attorno all’Hotel de Ville (il municipio), i cosiddetti ribelli si ritrovano. E’ arrivato il punto di non ritorno.

L’indomani, una volta recuperate le armi all’Hôtel des Invalides (dove oggi si trova la tomba di Napoleone Bonaparte), la meta successiva fu la prigione/fortezza della Bastiglia, simbolo dell’Ancien Regime, ma soprattutto luogo dove era tenuta la polvere da sparo. I primi a cedere sotto i colpi dei rivoluzionari, saranno proprio il governatore della Bastiglia, Bernard-René Jordan de Launay, e le sue guardie.

E poi? Il nuovo che avanza. La monarchia assoluta inizia a passare nelle retrovie, e si fa strada la Repubblica. La borghesia diventa il nuovo motore del tessuto urbano, a dispetto dell’aristocrazia. Tuttavia, una volta salito al potere Napoleone III (1808 – 1873), in principio presidente della Seconda Repubblica, e poi Imperatore (restaurando la dittatura), subirà un’umiliante sconfitta contro la “moderna” Prussia.

Da quel giorno di rivolta e sangue, sono passati duecentoventi anni esatti. Oggi, Parigi e tutta i francesi (dal più piccolo comune alle grandi città come Lione dove partono i fuochi d’artificio dalla collina di Fourvière) si svegliano con la voglia di festeggiare, e di gridare al mondo, che loro, il proprio mondo sono riusciti a cambiarlo.

Assolutismo. L’autorità opprimente crolla sotto i colpi di un popolo esausto di subire i benefici di caste elette. Da allora, la storia non ha cessato di viaggiare su questo binario distorto. Non sono bastate due guerre mondiali. Non è bastato un numero impressionante di conflitti per far sì che l’uguaglianza divenisse un’effettiva costante.

Nel celebre film V for Vendetta (2005, di James McTeigue), il mascherato “V” con la faccia del congiurato Guy Fawkes (colui che tentò di dar saltare in aria il Parlamento Inglese nel 1605), dirà alla giovane Eve, interpretata dalla bella Natalie Portman, “Il popolo non dovrebbe temere il proprio governo, sono i governi che dovrebbero temere il popolo”.

Come allora in Francia, anche oggi, il mondo ha avuto e ha prigioni simbolo, la cui presa/chiusura ha significato (e potrebbe significare) un cambiamento epocale. Dai campi di prigionia nazisti all’S-21 del macellaio cambogiano Pol Pot, arrivando ai giorni nostri di Abu Grahib (Iraq), El Ayoun (Sahara Occidentale), Guantanamo (Stati Uniti), Evin (Iran). Tutti nomi comuni dove si sono consumate e si consumano ingiustizie.

Liberté. Égalité. Fraternité.

LIBRI

Paris mon amour

"Paris mon amour" di Jean-Claude Gautrand - Taschen, 2004

Viaggiare per dimenticare

"Come finisce un amore" di Philippe Besson - Guanda, 2009



2 commenti a “Francia: Liberté, Égalité, Fraternité”

  • pietro alle ore 1:38 pm scrive:

    14 LUGLIO 1789
    ================

    Oggi è l’anniversario della Rivoluzione Francese. La presa della Bastiglia fu l’annuncio di un uragano della storia che sarebbe durato dieci anni e che avrebbe sconvolto per sempre l’ordinamento politico e sociale dell’Europa, ordinamento che non sarebbe stato ripristinato neppure dal Congresso di Vienna del 1815 che restituì il trono alle case regnanti. Il regolamento dei conti dentro la Rivoluzione tra “proletari” e borghesi fu vinto da questi. Il Termidoro tagliando la testa di Robespierre volle simbolicamente decapitare
    il corpus popolare e socialista della Rivoluzione per affidarlo alla borghesia con una ennesima rielaborazione della Carta Costituzionale e l’esclusione dal potere e dalle leggi del giocobinismo. Il 18 brumaio, con il colpo di stato napoleonico agevolato dalle forze predominanti della nuova Francia, l’assetto della Repubblica fu nuovamente sconvolto ma, pur dandosi un Imperatore al posto di un Presidente, lo spirito della Rivoluzione restò largamente presente e diffuso e destinato a durare ancora e impregnare di se la storia. La Francia di Napoleone fu una Repubblica con un Imperatore.
    ” Libertè, Egalitè e Fraternitè” fu la parola d’ordine della nuova Francia capace di impiccare la sua famiglia reale che non cessò di tramare un solo giorno per la sua rovina a riprova dell’internazionalismo e del mancato patriottismo di Luigi XVI. Alcune emanifestazioni della Rivoluzione come la Dea Ragione rappresentata da una ballerina installata sull’altare della Cattedrale di Notre Dame ebbero l’effetto salvifico di rompere con l’oscurantismo e l’ignoranza clericale e di valorizzare il pensiero umano.
    Il portato più importante della Rivoluzione fu la rottura del Potere assoluto e la sua tripartizione nelle funzioni dell’assemblea Legislativa, del Governo Esecutivo e dell’ordine giudiziario. Tutte le tirannie successive alla rivoluzione, in Europa e nel mondo, hanno tentato di riunificare in uno i tre poteri. Quando sono riuscite nel loro intento abbiamo conosciuto i periodi di grande barbarie giuridica e sociale dei fascismi e del nazismo.
    Oggi, con le manipolazioni delle leggi elettorali e dei poteri del Parlamento, del Presidente e del Governo nonchè con l’assoggettamento della magistratura al Governo, si tenta una ricostituzione tirannica del Potere assoluto purtroppo favorita dallo stato confusionale della sinistra socialista e democratica. La democrazia è già diventata un involucro che contiene un regime sostanzialmente antidemocratico. Inoltre, la mutazione del liberalismo in liberismo e del mercato in oligopolio hanno portato all’acme la vittoria della borghesia ed annichilito nella sconfitta i ceti popolari ed il proletariato al quale non viene riconosciuta più neppure la dignità di classe sociale. Siamo nell’era del massimo potere dei ricchi e della loro predazione dei diritti non solo delle classi “subalterne” ma anche delle nazioni colonizzate o invase per le loro materie prime.
    Diceva Marx nel Manifesto che il proletariato deve prendere in mano la bandiera lasciata cadere nel fango dalla borghesia, la bandiera dei diritti e delle libertà della Rivoluzione.
    Ricordiamo quindi il 14 luglio come il giorno in cui è possibile cambiare il corso della storia del mondo. A due secoli ed oltre dalla presa della Bastiglia i grandi valori della liberazione delle masse oppresse continuano ad indicarci la strada maestra. Oggi gli eredi della Rivoluzione sono i vandeani che la combatterono e la negarono. Questi eredi sono riusciti ad inquinare con loro spirito reazionario tutto compresa gran parte di ciò che fu la sinistra. Ma la Rivoluzione ha avuto uno sviluppo nella Comune di Parigi e nel governo delle socialdemocrazie europee anche se non di tutte. Può rivivere e realizzarsi nella lotta per i diritti a cominciare di quello della dignità sociale che oggi è il più conculcato. Non è detto che i suoi valori non riprendano a brillare.
    Pietro Ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
    http://www.spazioamico.it

  • Tim alle ore 6:08 pm scrive:

    E si… certo… poi è arrivato Luigi XVIII incazzato come un’acquila, cacciare un re per avere un imperatore. Col cavolo che i rivoluzionari hanno ottenuto quel che volevano. Un bimbo che ammazza la balia e poi si rende conto che non sa cambiarsi il pannolone. Alla fine i potenti son tornati, più arrabbiati di prima. Fesggerei dell’altro che non un qualcosa che finì per chiamarsi “terrore” e che mandava alla ghigliottina gli innocenti per tenere la gente impegnata.

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