Mercoledì 24 dicembre. Vigilia di Natale. Sul computer rimasto acceso dalla notte precedente, trovo un appunto del direttore de “il reporter”. Un nuovo viaggio mi aspetta. Lassù, fra le aurore boreali della Scandinavia. Per documentare la magia paesaggistica di Madre Natura, e trasformarla in sensazioni e colori.
Poco prima di partire, vengo richiamato da “Facebook”. C’è una e-mail che non avrei saputo immaginare più privilegiata. È la prima risposta di un’amica che non sentivo da una mezza eternità. Faccio appena in tempo a stampare le sue parole e farmi travolgere dal mega-contagio della sua prima frase stellata, che sono già a vagare sopra l’Europa.
Nello sfogliare la lettera, scopro che sto andando nello stesso posto dove vive da poco: a Kouvola, nella regione del Kymenlaakso, Finlandia meridionale. Ora lei risiede in una zona che si chiama Pikku-Palomäki, e che letteralmente significa “piccola collina di fuoco”.
Non saprei quantificare i giorni del tempo trascorso da un inconsapevole e involontario addio. Non sono sorpreso di questa coincidenza. Semmai, emozionato. Ho intenzione di andare fino in fondo, e toccare il marzapane di quei nuovi boschi.
Mentre sono ancora sospeso nel cielo, riguardo le foto appese alle tante botole temporali della mia mente. Una volta arrivato a terra poi, ritorno al 2008 e faccio il mio lavoro. Così, tra un appunto e uno scatto, due chiacchiere e un tè caldo, vengo riuscchiato da una sensazione di familiarità, e via via proiettato verso la finestra più segreta delle nostre pianure più sotterranee.
Nel vedere un gruppetto di ventenni, ripenso a quando la gente non capiva (né capisce) perché ricordiamo così volentieri gli anni più tormentati delle nostre esistenze. La risposta è nella storia di una ragazza come lei, che rese ogni sogno irrealizzabile una promessa mantenuta. Un messaggio che ha sempre sancito la sincerità di quello che non abbiamo mai smesso di essere.
Inizia a cadere qualche granello bianco intanto. Istintivamente allargo le braccia, sentendomi come l’intero pianeta Terra, ricevitore del concerto celeste. Senza troppe bussole, mi presento al cospetto di altissimi esemplari di abeti. Registro le mie impressioni, tingendo il manto nevoso con qualche goccia d’inchiostro della mia inseparabile penna stilo-grafica.
Sento come un brivido cavalcarmi la cute. Attraverso in pochi minuti scenari che mi rimandano alle dolci alture dei boschi alpini, così come alle atmosfere più gotico-arboree. Senza emettere nemmeno un fiato, mi metto a correre. Leggero e spaesato. Glorioso e delicato. Ogni orma che mi lascio alle spalle, pare avere sembianze umane.
Esco dal bosco. Poco dopo sono a Pikku-Palomäki. Da queste parti la luce non può che appartenere a qualche neo-nottata dagli arcobaleni più dolcemente ribelli e immortali. Prendete nota. Queste non saranno certo le ultime parole che mi sentirai rivolgere a te, e al mondo.
Posso confidarti, in via del tutto acquatica, che “Mi fai piangere e mi fai sorridere…”. E non sai che felicità parlare con te. Qua. Dopo tutto questo tempo.
(ha collaborato Kristina Salvador)





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Luca, questo non è un articolo, è una lettera d’amore e di poesia!!! Come ci hai convolti nelle tue emozioni!!! Grazie!
ciao Manuela, grazia te per aver colto in pieno questa favola…un abbraccio