Che fine ha fatto il subcomandante Marcos, leader dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale messicano (EZLN)?
Lui, il poeta, il paladino dei diritti degli indigeni del Chiapas, il fine letterato che ha trasformato i comunicati politici in spot pieni di ironia e labor limae, l’eroe romantico con passamontagna, fazzoletto rosso al collo e pipa, dov’è finito?
Molto si è detto e scritto riguardo alla sua identità: il governo l’avrebbe identificato con un ex ricercatore universitario, Sebastiàn Guillèn Vicente, figlio di immigrati spagnoli, protagonista del 1968 e sostenitore delle idee zapatiste.
Molto più probabilmente esistono due subcomandanti. Il primo, quello individuato dal governo, sarebbe morto lasciando il posto all’attuale capo dell’esercito, un ragazzo bianco sui trent’anni, del quale non si hanno dati biografici certi.
Ciò che si sa di lui è che possiede un’immensa cultura letteraria, tanto aver creato due alter ego che si alternano nelle comunicazioni ufficiali: il vecchio Antonio, espressione dell’empatia con la cultura indigena, e Don Diurito, incarnazione di quella occidentale.
Si è soliti far risalire la genesi dell’EZLN ai primi anni ’90 quando il Messico, guidato dal presidente Carlos Salinas, non si distingueva certo per il rispetto dei diritti e delle specificità culturali e linguistiche degli Indios del Chiapas.
Dal 1994 al 1998 si sono susseguite cinque dichiarazioni programmatiche del gruppo, nelle quali si rivendicavano per gli autoctoni lavoro, terra, cibo, salute, educazione, indipendenza, libertà, democrazia, giustizia e pace.
Nel gennaio del 1994 l’EZLN si presenta in diverse piazze del Chiapas con “YA BASTA!”, prima proclamazione politica alla quale seguirà, cinque mesi più tardi, il richiamo alla popolazione civile per creare una Convenzione Nazionale Democratica (CND).
La risposta della popolazione è buona, a conferma del fatto che la tutela dei diritti dei nativi, costretti fin dal XVI secolo a subire aggressioni e ad abbandonare le proprie terre, è un problema largamente sentito.
La situazione degenera nel dicembre di quello stesso anno quando le autorità messicane impongono, come governatore del Chiapas, un rappresentante del Partito di Stato.
La reazione dell’EZLN è immediata. Trasformatosi in Movimento di Liberazione Nazionale, sigla alla quale si aggiungerà in seguito anche la connotazione di Zapatista, l’esercito, sostenuto da migliaia di messicani, si solleva contro lo Stato.
La peculiarità dell’EZLN è sempre stata quella di reclamare i diritti degli indigeni seguendo una strategia culturale, di basso profilo, coadiuvato dalla grande adesione popolare alla causa zapatista e di liberazione nazionale.
Come mai allora, alla luce dell’aurea romantica che da anni circonda il subcomandante Marcos e che lo ha tramutato in un’icona per i giovani, è calato il silenzio sulla lotta di resistenza dell’EZLN?
In una recente intervista, concessa dopo anni di silenzio dallo stesso subcomandante, il leader ha dichiarato, con la consueta ironia, che ormai “l’EZLN è passato di moda”.
I motivi alla base del calo di consensi all’organizzazione, registrato negli ultimi tempi, sono molteplici.
Innanzitutto la folgorante ascesa di un nuovo gruppo, l’Esercito Popolare Messicano (Epr), che ha rivendicato nel 2007 le dodici bombe esplose nei gasdotti della Pemex, società petrolifera dello Stato.
Quest’azione, e il carattere leninista dell’Epr, hanno fatto sì che molti, stanchi delle parole di Marcos, siano passati nelle fila reazionarie dell’Esercito Popolare.
Inoltre un nuovo eroe è comparso sulla scena, tal Hugo Chàvez Frias, accusato dal governo di finanziare l’Epr e descritto dallo stesso subcomandante come un uomo forte e determinato.
L’attenzione dei media può essere invece calata a causa della prolifica e autoprodotta attività editoriale di Marcos che, negli anni, ha pubblicato da solo racconti e articoli, facendo calare, e di molto, gli introiti di case editrici e giornali.





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