Epidauro mi stupisce fin da subito per il suo clima salubre. Ci arrivo di primo mattino, in un torrido giorno di agosto. L’aria fresca e il vento fragrante spirano da un bosco ancora ricoperto dalla rugiada notturna.
Mi sembra già incredibile che in una zona secca come il Peloponneso, possa essersi formata un’oasi verde di queste dimensioni. Proprio per queste sue caratteristiche, fin dall’antichità, questo luogo fu deputato a quello che oggi chiameremmo wellness, e alle cure cliniche.
Nel piccolo museo di Epidauro, rivedo antichi strumenti medici, come attrezzi per estrarre i denti, del tutto simili a quelli utilizzati ai giorni nostri. Meravigliosi capitelli di marmo splendente vi sono conservati: oltre alle cure dei medici, anche l’anima voleva la sua parte. E in una dimensione così la bellezza giocava un ruolo fondamentale.
In questo senso, va inteso anche il grande edificio teatrale, che è la gloria di Epidauro. Nell’antica Grecia, il teatro non era solo fonte di intrattenimento.
Aveva anche lo scopo di produrre quella che Aristotele definiva la catarsi, la purificazione dagli stati d’animo negativi, attraverso la visione delle tragedie greche. Della struttura teatrale, mi stupisce la nota ed eccezionale acustica.
E come tutti i turisti presenti nel sito, mi arrampico in cima alle gradinate per sentire una guida far cadere una monetina nell’orchestra. E’ il vasto spazio circolare di terra battuta che ospitava il coro delle opere teatrali, e che si trova a qualche centinaio di metri da dove mi sono io.
Il piccolo suono sale cristallino e perfetto fino al luogo dove siedo. Dalle gradinate si alzano grida di esultanza e stupore. Il miracolo del suono si è compiuto ancora una volta, a distanza di 2300 anni. E il vento continua a spirare con gioia sui resti di Epidauro.




Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car


