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E’ caduto il Muro di Berlino - foto : Berlino nel giorno del crollo del muro
Berlino nel giorno del crollo del muro

E’ caduto il Muro di Berlino

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Ricordi di un acerbo tredicenne. Qualcosa era successo. I telegiornali su tutti i canali. Edizioni speciali. Che stava succedendo? Il Muro di Berlino era caduto. Correva il giorno 9 novembre 1989.

Era la fine di un’era. Del Comunismo. Già, “comunismo”. Questa parola che da decenni era lo spauracchio delle democrazie occidentali. Un nemico perfetto per una folle corsa agli armamenti.

Il Muro di Berlino non era solo una costruzione che spaccava in due una delle più belle città europee, ma rappresentava la divisione. Era come una sbarra invalicabile. E la nostra propaganda ci diceva che al di là di quella c’erano i peccatori senza dio.

Le origini di questo “divisorio” risalgono al periodo subito posteriore alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando nel corso della conferenza di Yalta, la Germania sconfitta dalle potenze alleate, venne divisa in quattro settori controllati e amministrati da Stati Uniti, Regno Unito Francia e URSS.

Analoga sorte toccò anche alla città di Berlino, la cui zona sovietica era la più estesa andando ad occupare i distretti di Friedrichshain, Köpenick, Lichtenberg, Mitte, Pankow, Prenzlauer Berg, Treptow, e Weissensee.

Stalin però trasformò la zona di occupazione sovietica della Germania in uno stato comunista indipendente, la Repubblica Democratica Tedesca. La situazione precipitò ulteriormente quando il 24 giugno 1948, l’Unione Sovietica bloccò gli accessi ai tre settori occupati da americani, inglesi e francesi di Berlino.

Vennero così tagliati tutti i collegamenti stradali e ferroviari che attraversavano la parte di Germania sotto il proprio controllo. La risposta fu un epico ponte aereo (che durò 462 giorni) senza precedenti, i cui rosinenbomber (bombardieri d’uva passa) fecero avere alla popolazione ogni genere di necessità, incluse caramelle per bambini.

Gli avvenimenti si susseguono e nel 1949 nasce la Germania Ovest, che comprende anche i tre settori di Berlino occupati dagli stati occidentali. La città è divisa in due e col tempo (poco), il passaggio dal settore anglo-fracncese a quello sovietico, non è più una passeggiata. Esplode la Guerra Fredda.

Nel 1952 il confine tra Germania Est e Ovest viene chiuso. Nella notte poi tra il 12 e il 13 agosto 1961 a Berlino Est, s’inizia a costruire un muro che avrebbe dovuto avere una funzione protettiva contro attacchi fascisti.

Inizialmente il muro fu realizzato della lunghezza di 155 km. Neanche un anno dopo, venne costruito una seconda struttura all’interno della frontiera con preciso scopo di impedire la fuga verso la Germania Ovest (oltre due milioni e mezzo di tedeschi fra il ’49 e il ’61 abbandonarono il settore orientale) e fu così creata la cosiddetta “striscia della morte”.

Nel 1965 si diede inizio alla costruzione della terza generazione del muro. Dieci anni dopo, Il “muro di quarta generazione” prese il posto del precedente. Era alto 3,6 m. e composto in cemento armato rinforzato.

A partire dallo stesso anno, il confine venne protetto nella “striscia della morte” da recinzioni, trincee anticarro, oltre trecento torri di guardia, trenta bunker e una strada illuminata per il pattugliamento lunga 177 chilometri.

Tutto rimase così fino all’estate del 1989, quando l’Ungheria rimosse la sua cortina di ferro dal confine con l’Austria, e già il mese successivo, più di tredicimila tedeschi dell’Est, sfruttarono il confine ungherese per abbandonare la Germania Est.

Iniziarono le manifestazioni e il Governo traballò. Il 18 ottobre il leader della DDR, Erich Honecker, si dimise. Il nuovo governo, incapace di gestire una simile “rivoluzione pacifica”, e presa con l’acqua alla gola, iniziò a concedere permessi per viaggiare nella Germania Ovest.

Il 9 novembre 1989 si consumò l’atto finale. Circolava la notizia che tutti i berlinesi dell’Est avrebbero potuto attraversare il confine con un appropriato permesso. Gunter Schabowski, ministro della Propaganda della DDR, comunica, azzardando, che avrebbero potuto farlo immediatamente.

La risposta non si fece tardare e quella stessa sera i berlinesi uscirono in massa dalle case e si precipitarono ai check-point. Le guardie non opposero resistenza. Le cronache raccontano che i berlinesi dell’ovest accolsero amichevolmente i cugini dell’est e i bar vicini al muro offrirono birra gratis.

Il muro era caduto. E anche in quell’occasione la musica (dicasi Pink Floyd col concerto The Wall) avrebbe celebrato le gesta di quegli eroi quotidiani.

Recentemente l’Italia ha reso omaggio a quel memorabile giorno. A partire dal 15 aprile 2005, Il Parlamento Italiano, con la legge n. 61, ha dichiarato il 9 novembre “Giorno della libertà”, quale ricorrenza dell’abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni soggette al totalitarismo.

Mi lancio in una riflessione finale. Da allora, i muri sono andati avanti. Ce n’è uno vergognoso in Cisgiordania che affama il popolo palestinese, condannato da UE ed USA, eppure Israele non si tocca. Ce ne sono molti altri.

I muri peggiori sono quelli dentro di noi. Sono il muro dell’egoismo, dei preconcetti, della violenza. I muri, quelli concreti che si possono toccare, verranno abbattuti e poi ricostruiti. Finché non cambierà qualcosa dentro di noi, potremo anche ripeterci orgogliosi la kennediana “ich bin ein Berliner” (sono un Berlinese), ma un nuovo muro, un giorno, sarà ancora edificato.

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"Radio Colonia. Emigrati italiani in Germania scrivono alla radio" di Roberto Sala, Giovanna Massariello Merzagora - UTET, 2008

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"Berlino-Mosca. Un viaggio a piedi" di Wolfgang Büscher - Voland, 2008



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