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Dorothea Lange, la fotografa del sociale - foto : Fila di giapponesi deportati in attesa del pasto, Manzanar, California - Dorothea Lange – courtesy of The Bancroft Library, University of California, Berkley
Fila di giapponesi deportati in attesa del pasto, Manzanar, California - Dorothea Lange – courtesy [...]

Dorothea Lange, la fotografa del sociale

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Se ancora oggi l’opera di Dorothea Lange fornisce elementi di attualità impressionanti, c’è da chiedersi come mai niente è cambiato da quei terribili anni post crisi del ’29. Per raccontare della fotografa documentaria statunitense Dorothea Lange basterebbe forse la dichiarazione autobiografica del suo credo artistico: “alla ricerca della verità in ogni cosa e ad ogni costo”.

Nata in New Jersey, nella cittadina di Hoboken, il 26 maggio 1895 da genitori immigrati tedeschi, Dorothea studiò fotografia alla Columbia University sotto la guida di Clarence H. White. Avendo aderito sin dalla prima ora della “straight photography” (movimento fotografico che proponeva la riproduzione in maniera obiettiva della realtà senza l’ausilio di alcuna implementazione tecnica), le sue opere giovanili non poterono che essere sintetiche e semplici, scarne al punto da sembrare scollate dalla drammatica realtà di quei tempi.

Eppure, anche in questo che potrebbe sembrare a tutti gli effetti un percorso incompatibile con quello poi intrapreso dalla Lange, si celano palesi i tratti caratteristici di quella sua visione “impegnata” della fotografia. Nel 1932, per la prima volta, una sua celebre foto, la famosissima “White Angel Breadline – La fila del pane” rende concreto ai più il suo messaggio.

Ma è tre anni più tardi che tutto si compie nella vita della fotografa statunitense: il suo documentare in maniera ruvida la realtà attira l’attenzione della “Rural Resettlment Administration” (la futura Farm Security Administration) che le commissiona una serie di reportage sulla condizione degli immigrati, degli operai e dei braccianti che, annientati dalla crisi del ’29, si dirigevano speranzosi di un lavoro verso la California.

Il 1935 è anche l’anno in cui Dorothea divorzia dal suo primo marito, il pittore Maynard Dixon, per sposare l’economista e docente universitario Paul Schuster Taylor.
Sarà quest’ultimo ad assumere un ruolo essenziale nel lavoro della Lange: sono infatti sue le numerose interviste, le raccolte di dati e le analisi statistiche che sovente hanno corredato gli scatti della fotografa.

Un anno dopo, la Lange immortala nei pressi di un campo di piselli in California, la trentaduenne madre di sette figli Florence Owens Thompson. Lo fa sulla spinta dalle stesse motivazioni che l’hanno portata fin laggiù, con quella dolorosa necessità di ricercare la verità in ogni cosa e ad ogni costo.

Lo fa talmente pressata da quel bisogno da commettere una leggerezza per una fotografa esperta come lei: include nell’inquadratura in basso a destra una mano che poi provvederà a ritoccare in laboratorio, eliminandola per esigenze di diffusione di stampa. Ma ormai il dado è tratto e la “Destitute Pea Picker”, titolo originale dello scatto, sarà per sempre, per tutti, la celebre “Migrant mother”.

La rivista Popular Photography Italiana nel 1961, definisce il ritratto della “Madre migrante” come “la più bella opera della Lange, certamente una delle migliori che si siano avute dall’avvento della fotografia”.

Dorothea Lange documentò anche le aree militari istituite dall’ “Ordine Esecutivo 9066” del 1942 del presidente Roosevelt, quelle in cui 120 mila Nisei (cittadini statunitensi di origine nipponica) e Issei (migranti giapponesi privi di cittadinanza statunitense) furono concentrati sulla base del semplice pretesto della presunta pericolosità per la sicurezza nazionale.

Fu questo uno dei casi più scabrosi della storia statunitense: una vera e propria deportazione sul territorio americano in stile Gestapo, con tanto di persone caricate a forza e trasferite in veri e propri campi di concentramento. Il lavoro della Lange servì anche a rompere questo muro di silenzio.

Nel 1947 Dorothea collaborò alla nascita dell’agenzia Magnum e nel 1952 fu tra i fondatori della rivista Aperture. Poliomielitica dall’età di sette anni, la sua attività subì poi una brusca battuta d’arresto fino all’anno della sua morte, avvenuta l’11 ottobre 1965 a San Francisco.

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LIBRI

Kitchen Confidential

"Kitchen Confidential" di Antony Bourdain - Feltrinelli Traveller, 2002

In vacanza con 80 dollari

"Zio Paperone in vacanza con 80 dollari" di Staff di IF - Mondadori, 1986



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