Esco in bicicletta. Sfreccio sopra un’isola circondata dal mare. Eppure è difficile esserne inghiottiti. Il Mare Adriatico e la laguna veneziana non sono certo il Triangolo delle Bermuda. Dopo neanche due minuti, inchiodo in malo modo. Un manto d’acqua ha occupato la strada.
Non è difficile immaginare che la stampa di mezzo (e più) mondo avrà trasmesso le immagini di Venezia allagata per un’alta marea che è la quarta della sua storia. Ieri infatti, il buon Poseidone, in compagnia di quel burlone di Eolo (in versione scirocco) ha fatto salire l’acqua di 1 metro e 56 cm.
Solo tre casi furono più alti. Quello di 159 cm il 1 febbraio 1986. Quello di 166 cm il 22 dicembre 1979, e quello storico di 194 cm del 1966. Ma se Venezia è abituata a finire “zuppa”, per il Lido, l’isola che ogni anno ospita la Mostra Internazionale del Cinema, non è certo una costante.
E invece gli abitanti si sono trovati di fronte a uno spettacolo che nessuno delle nuove generazioni aveva ancora assistito. Il centro dell’isola totalmente sott’acqua. Con le strade laterali in cui si faceva difficoltà a camminare con stivali al ginocchio. Traffico in tilt, e polizia locale che di gran lena impediva intasamenti nel piazzale dove partono i battelli per Venezia.
Queest’ultimo infatti era il punto più bagnato. A tal punto che con il salire della marea, non si è più potuto utilizzare alcuni approdi. Uno scenario che ha creato scuramente disagio e danni, ma che, non lo nascondo, mi ha anche un po’ emozionato. Camminare nell’acqua, non capita proprio tutti i giorni.
Ed ecco che, oltre alle inevitabili imprecazioni dei meno socievoli, la gente si riscopre tutta amica. Si condivide insieme lo stupore. Ci si scambia opinioni. E chissà perché queste forme di aggregazione avvengono solo durante le calamità. Seppur questa non sia paragonabile a tzunami, comunque è una situazione di pericolo e diversa dal normale.
Vedere le macchine che arrancano a fatica nell’acqua. Fare water-bike (bicicletta sull’acqua). Esperienza bellissima, ve lo garantisco. E poi vedere le facce divertite di giovani ragazze che si levavano le scarpe e calze, già pensando all’avventura che avrebbero raccontato ad amiche e amici.
Proseguo nei mie giri da reporter, poi fermo il motore. Aziono il rallenty. Resto in mezzo al liquido. Con i piedi ben saldi dentro gli stivali. Attorno a me, acqua. Davanti a me la laguna veneziana. Dietro di me, Mare Adriatico. Ma dove sono capitato? Adesso, prendo una barca e faccio rotta verso il primo orizzonte che trovo.





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[...] e campielli sott’acqua, ma non solo loro. Anche le isole hanno avuto i loro grattacapi, come il Lido, con il suo piazzale di S. Maria Elisabetta e il Gran Viale, andati sotto di cinquanta [...]