Come un leggiadro fanciullo, eccomi giunto nel cuore della Germania, nella Foresta Nera. Come per magia, poco distante dalla fonte del secondo fiume più lungo d’Europa, il Danubio, dal nulla una fata mi appare e mi chiede se voglia provare l’emozione di sentirmi parte di questo maestoso corpo acqueo. Ancora mezzo incredulo e incerto se sia un sogo o meno, scelgo comunque di accettare.
Ed eccomi trasformato in goccia d’acqua. Pronto per correre per poco più di duemilanovecento chilometri. Salto di continuo, saluto pescatori e turisti, battelli. Neanche fossi una valchiria wagneriana schizzo come una saetta carezzando le sponde tedesche, austriache, croate, serbe, moldave, rumene e ucraine.
Senza sosta. Un unico grande viaggio. Com’è la vita, del resto. Verso la fine, l’andatura si fa più lieve. Il finale va celebrato nel migliore dei modi. Il delta del Danubio, il più esteso con un’area di 3446 chilometri quadrati e meglio conservato dei delta europei, è sul confine rumeno/ucraino. Il mio viaggio rallenta in Dobrogea, Romania.
Il motivo di una così tanta attenzione da parte dell’Unesco si spiega per la ricchissima varietà di flora (oltre milleduecento varietà di piante) e fauna (trecento specie di uccelli e quarantacinque specie di pesci d’acqua dolce nei suoi numerosi laghi e paludi), che lo rende riserva della biosfera. Un polmone naturale di cui il nostro sempre più inquinato pianeta ha bisogno.
Nuoto fino a ridosso delle imbarcazioni dei pescatori per ascoltare le loro storie. Sembrano tanti “vecchi del mare” che ne sanno una più del diavolo. Sorridono e sudano. Parlano delle loro famiglie. Nei loro marcati accenti dialettali, si percepisce tutta la storia di un Signore che s’é visto attraversare da epoche lontane.
Faccio amicizia con una ninfea, che mi racconta di quando era una giovane ragazza di Bucarest, e che all’incontro con la mia stessa amica maga, si trasformò in pianta. Alla fine del viaggio, decise di restare vegetale, e contribuire con la sua bellezza, a rendere questo immenso fiume ancora più delicato.
Dopo averla rinfrescata con la mia presenza, un simpatico pellicano mi fa fare un giro nel cielo e voliamo in alto. Sulla punta del suo becco, vedo il gigantesco delta danubiano diventare ancora più incantato. Fiume dei re, o re dei fiumi. Poca differenza fa. Il saggio volatile mi dà una vera lezione di storia.
Vengo interrotto sul più bello, e cado dal becco. Mi schianterò penso. E in effetti, non appena riprendo i sensi, sento un formicolio sulla schiena. Mi sveglio e mi accorgo di aver dormito tutto storto. Che strano il sogno che ho fatto. La mia gita sul Mar Nero deve avermi in qualche modo influenzato. Frugo per cercare una gomma, quando mi trovo inspiegabilmente il corpo bagnato sotto i vestiti asciutti.





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Mio caro,
finalmente uno “scrittore” che sa scrivere e per scrivere io intendo dare “cognizioni” e “sensazioni” . Grazie … e sarei tanto contenta di poter trovare anche in Libreria una qualche sua pubblicazione, per non essere costretta a “gelidamente” leggere le sue belle parole su uno schermo….
Con ammirazione
Lucia G.
Mi piacerebbe fare lo stesso sogno.
gent.ma Lucia, è con grave dispiacere che mi accorgo solo ora del suo commento. Nel giorno in cui mi ha inviato il messagio, ero in Norvegia a fare un reportage per il reporter, e mi è sfuggito. Se vuole scrivermi il suo indirizzo e-mail, sarò ben felice di mettermi subito in conttato con lei. Mi spiace ancora, e grazie. Un caro saluto, luca
ciao Mario, eh si…è proprio un bel sogno…ma la realtà va vissuta per realizzarli tutti…dal primo all’ultimo…un caro saluto