Vicenza e il Kosovo, due realtà lontane e diverse tra loro senza alcun punto in comune, hanno invece qualcosa che le unisce. Poco tempo fa è caduta la ricorrenza del primo anno di indipendenza del Kosovo, ma anche il decimo anniversario della fine dei bombardamenti NATO contro la Serbia.
Le basi militari di Vicenza sono state decisive per arrestare l’atroce disegno di Milosevic. Vicenza che corre dunque in soccorso del Kosovo. Vicenza è da tempo ospitale con i kosovari. Nell’area di Bassano del Grappa infatti, si è venuta a concentrare una grande comunità di persone di etnia albanese, una delle più numerose dopo quella fiorentina.
Molti di loro vivono in Italia sin dai primi anni novanta, proprio quando l’aria in Kosovo cominciava ad essere irrespirabile. Fu allora che signori come Advi Beqiri, Arsim Berisha, Fatmir Guri, Thaqi Ragip o Enver Hoti giunsero nella nostra penisola.
Qui, nel vicentino, la stragrande maggioranza di loro ha iniziato a lavorare (e lavora) nell’edilizia. Nella zona “verde” della Lega Nord. Nel cuore del nord produttivo, “la comunità dei kosovari, quanto a numeri, è la seconda dopo quella dei romeni”, spiega Luciano Fabris, Assessore alla Cultura del comune di Bassano del Grappa.
“Una comunità che lavora pacifica e non ha mai creato problemi”, prosegue l’assessore, “Grazie al loro lavoro e i tanti sacrifici, mandano avanti la nostra economia così come quella dei parenti che vivono in Kosovo. Con le loro rimesse riescono a mantenere in uno stato di agiata ricchezza i loro cari lontani”.
In particolare nell’area di Bassano vivono i kosovari provenienti quasi tutti dall’hinterland di Mitrovica, Skenderaj e Drenas, dalla parte settentrionale del Kosovo. Questo evidenzia come i legami familiari e la solidarietà abbiano spinto sempre più persone, tra loro consanguinei, a trasferirsi in questo fiorente comune d’Italia.
Un po’ per volta, di pari passo con l’inserimento nella società, i precursori hanno dato ospitalità ai loro conoscenti e poi, quando il lavoro diventava sempre più stabile, hanno preparato l’arrivo di moglie e figli.
Mensur ricorda bene la sua infanzia trascorsa a Bassano. Era il 1999 quando insieme alla sorella frequentava la scuola media italiana. Ricorda ancora, a distanza di anni, l’ottima accoglienza di maestre e compagni di classe. Una solidarietà che poi è cresciuta quando le atrocità di quegli anni di guerra sono giunte negli schermi delle nostre televisioni, quando attoniti tutti loro ascoltavano la testimonianza del loro “amichetto”. Storie inimmaginabili per loro prima del racconto di Mensur.
Dopo tre anni di permanenza in Italia, Mensur è ritornato a Mitrovica. Ma oggi, ventidue anni, laureato in Economia ha deciso di ritornare in Italia per proseguire gli studi. Nella festa organizzata dall’associazione culturale Bashkimi Kombetar, vedo tanti Mensur, nel fior della loro giovinezza, ripetere lo stesso suo percorso. Sono molti che frequentano le scuole italiane, che parlano un italiano perfetto e che, con altrettanta naturalezza, ballano e cantano le canzoni tipiche della loro più genuina tradizione.
L’associazione conta più di cinquanta iscritti (famiglie) e organizza varie attività di aggregazione, di svago per i bambini, incontri e dibattiti interni e con le altre comunità di stranieri. Sono loro che hanno creato, con il prezioso supporto del Prof. Vittorio Andolfato, la scuola di lingua albanese per i loro figli.
“La festa che si è celebrata per l’indipendenza del Kosovo” ha sottolineato il presidente dell’ass. Bashkimi Kombetar, Avdi Beqiri, “non è una burla carnevalesca, ma i risvolti positivi di una integrazione riuscita. Un’isola felice rispetto a quello che l’Italia oggi giorno pare offrire alle persone che provengono da altre parti del mondo”.





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