Felini di casa. Sornioni. Scaltri e salaci. Quelli senza pedigree. Manto classico. Grigio, castano. Bastardo. È il gatto veneziano. Di campiello. Quello che se ne sta al sole sdraiato in attesa di qualche coccola. Quello se ne sta a guardia dei tanti locali. E c’è chi coltiva pure la passione della lettura.
A livello storico, fin dai tempi della Serenissima, nei lunghi viaggi dei suoi vascelli verso l’Oriente, i gatti veneziani venivano usati come difesa ai ratti. Divennero talmente bravi che non c’era nave che non avesse almeno qualche esemplare, con tanto di addetto alla loro cura.
Ma dall’Oriente non arrivarono solo spezie, anche la peste del topo nero. Incapaci di reggere il confronto, venne allora importato il gatto soriano che fu fatto incrociare con quello nostrano. Troppo tardi per salvare un terzo dei veneziani. La peste fu una bomba.
Col tempo il gatto perse quella considerazione che si era guadagnato con le sue doti di cacciatore. I tempi d’oro in cui i felini godevano di sovvenzioni governative per il loro sostentamento, erano andati per sempre.
Caduta la Repubblica, caddero anche i fondi, e per trovare una casa, i mici si dovevano affidare al popolo, senza troppa fortuna, tant’è che le condizioni dei gatti randagi erano davvero preoccupanti.
Fu solo grazie all’impegno di Helena Sanders (1911-1997), che nel 1985 venne fondata l’associazione “Dingo” (http://www.dingovenezia.it) per la protezione degli animali randagi e abbandonati.
Ma oltre alle case, spesso i gatti si piazzano dentro negozi e botteghe. Caso davvero eloquente è quello della libreria Acqua Alta, poco lontana da campo S. Maria Formosa, dove le creature girano fra i volumi, concedendosi colte letture e non solo.
Ed eccoli dunque, questi simpatici felini partire nel loro tour cultura, in gondola ovviamente, altrimenti che razza di gatto di campiello sarebbe? Lo sbarco, e un’iniziale scambio di complimenti con il parente felino Leon (Donna). È il turno dell’arte veneziana, immancabile un approfondimento del Palladio.
Vetri di Murano. La storia della pipa chioggiotta. E la pittura veneziana. E quindi un ultimo sguardo un po’ stanco. Apprendere costa fatica. I dolci micetti della libreria Acqua Alta vi salutano, e vi rimandano alla loro galleria fotografica, e in attesa delle loro prossime performance.




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