Coober Pedy, la fine del mondo. La piccola città, situata nel bel mezzo dello stato del South Australia, è tanto affascinante quanto inospitale.
La sua nascita è legata indissolubilmente all’opale, il prezioso minerale del quale continua ad essere la capitale mondiale.
Nel mese di gennaio 1915 alcuni cercatori d’oro si spinsero in quest’area, la quale si chiamava allora Stuart Range Opal Field, alla ricerca del biondo metallo.
Fu il figlio di uno di essi, il quattordicenne William Hutchinson a scoprire, durante la ricerca di una fonte d’acqua, alcuni frammenti di opale sul fondo del terreno.
Otto giorni dopo, la notizia del ritrovamento aveva già fatto il giro d’Australia e, in poco tempo, quello del mondo.
La zona si riempì ben presto di persone provenienti da diverse nazioni, in particolare da soldati che cercavano una nuova vita, fuggendo dagli orrori della prima guerra mondiale in Europa.
Furono proprio quest’ultimi ad introdurre una caratteristica singolare, che ancora oggi contraddistingue la città.
Abituati com’erano a scavare trincee durante la guerra, i soldati pensarono di scavare vere e proprie abitazioni sotterranee nelle quali abitare.
La ragione è da ricercare nelle proibitive condizioni climatiche. Nell’area, arida e asciutta, la temperatura supera senza difficoltà i cinquanta gradi centigradi, mentre l’umidità si mantiene sotto il venti per cento.
L’idea si dimostrò così valida che nel corso degli anni si è sviluppata una vera e propria città sotterranea, e lo stesso nome “Coober Pedy” pare derivi da un’espressione utilizzata dagli aborigeni della zona e significhi “il buco nel terreno dell’uomo bianco”.
E’ incredibile come il miraggio di un colpo di fortuna abbia richiamato gente così diversa nello stesso luogo. A Coober Pedy, infatti, vivono circa duemila persone, appartenenti a più di quaranta nazionalità differenti, inclusi trecento aborigeni.
Coloro i quali decidono di trattenersi per qualche giorno, avranno senz’altro la possibilità di ascoltare le storie più assurde. Fortune trovate e perdute, intrighi, complotti ed ogni genere di affare, anche losco, sul preziosissimo opale.
Conviene tuttavia non farsi incantare, credendo alla fortuna a portata di mano. La maggior parte delle persone a Coobr Pedy hanno speso una vita intera a scavare la terra per poi ricavare, di fatto, soltanto magre soddisfazioni.
In meno di un secolo, sono stati scavati oltre 250.000 pozzi minerari; fortunatamente, sono tutti protetti da recinti metallici, anche se è bene prestare attenzione a dove si mettono i piedi.
L’ambiente da guerra atomica nel quale sorge Coober Pedy ha ispirato più di un regista e, nel corso degli anni, numerosi lungometraggi sono stati girati da queste parti. Tra i più famosi, Mad Max III e Pitch Black.
La maggiore attrattiva resta comunque concentrata nel sottosuolo. Di solito si inizia visitando una miniera, nella quale è possibile calarsi nella parte del minatore.
Da non perdere anche le numerose escursioni nelle “dugout”, le case sotterranee, molte delle quali gestite direttamente dagli stessi abitanti.
Decisamente curiose sono poi le chiese, che sono cinque e, naturalmente, sotterranee. Molto suggestivo anche il vecchio cimitero del paese, mentre per i più sportivi non manca nemmeno un campo da golf, al quale manca però l’erba, a causa della cronica scarsità d’acqua.
Ulteriore conferma dell’anima mineraria della cittadina (e dei suoi abitanti) si ritrova al momento di scegliere una sistemazione per il pernottamento.
Accanto ai numerosi alberghi, quasi tutti ricavati nel sottosuolo, si trova addirittura un campeggio, dove è possibile sistemare la propria tenda in piazzole sotterranee.
Coober Pedy, lascia con la convinzione che il posto sia senza dubbio uno dei migliori per comprendere l’Australia.
Terra di immigrazione, sogni e speranze, anche mancate, dove in ogni caso ognuno è ancora libero di ritagliare il proprio spazio e di continuare a coltivare sogni, impensabili ad altre latitudini.





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