Da una parte c’è il piacere di poter nascondere un segreto. Dall’altra parte forse una burla nata da qualche bicchiere di troppo nelle taverne chiuse tra le nebbie lacustri. Senza poi dimenticare la suggestione che comunemente si prova davanti all’immensità della natura e a quel sottile velo di mistero che ancora nel 2009 la popola. Insomma un insieme di fattori che danno vita a quella che comunemente viene chiamata “leggenda”.
“era faa cumè un’anguila, l’era gross cume un batèll e’l majava tücc i stell, una bissa incatramata, cun la buca sbaratada e cui öcc dell’oltrummuund… un mustru, ma l’era mea el film de l’uratori un mustru, vegnüü’n de un teemp che l’era piö el so, ho vedüü el mustru, ho vedüü el mustru”, il testo di una canzone del menestrello comasco Davide Van de Sfroos. Un inno tutto laghée (il dialetto parlato sul Lago di Como) per raccontare la storia di un mostro avvistato, incontrato, temuto o probabilmente solo sognato.
Il 18 novembre 1946 due cacciatori nei pressi di Colico, sponda settentrionale del lago manzoniano, affermano d’aver incontrato a neanche dieci metri della riva un qualcosa dotato di squame durissime color rossastro per una lunghezza di dieci, dodici metri. I due imbracciarono il fucile e spararono in direzione della “cosa” che con un sibilo acutissimo guadagnò velocemente il centro del lago sparendo.
Altri avvistamenti simili non lontano da quella zona diedero battesimo al leggendario Lariosauro che regolarmente si ripresentò negli anni successivi: il 1954 vide una coppia, padre e figlio, avvistare qualcosa che nuotava a pelo d’acqua con muso arrotondato e zampe palmate ma lungo solo un’ottantina di centimetri (forse una rara lontra). Tre anni dopo una batisfera immersa a largo di Dervio, a novanta metri di profondità, incontrò un animale dalla testa simile a un coccodrillo e un corpo lungo circa due metri.
In queste segnalazioni s’innestano le immancabili burle (il sempreverde pupazzo gonfiabile buttato alla deriva con relativi avvistamenti) condite però dalla certezza d’essere al cospetto di un lago che nasconde esemplari di pesci veramente imponenti: nel ‘500 già si parlava di carpe enormi, nel 1956 un giornale raccontò la cattura di una trota di venti chili. Insomma un lago vivo quello di Como. Soprattutto di leggende. Ma anche di una verità storica.
Infatti in queste zone fu veramente rinvenuta traccia di un animale ancestrale. Nel 1830 fu trovato un esemplare fossile risalente al Triassico che fu poi catalogato come Lariosaurus balsami, dal nome del suo scopritore Giuseppe Balsamo. Il fossile di un piccolo di questa specie e altri furono poi in seguito rinvenuti e oggi riposano beati dietro le vetrine dei musei di Lecco e di Monaco di Baviera.
Tradizione popolare, un pizzico di verità e qualche goccia di fantasia. La ricetta giusta per una leggenda.





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bella LEGGENDA … MA MI SEMBRA TROPPO IMPOSSIBILE E SECONDO ME è SOLO UNA COPIAZIONE DEL MOSTRO DI LOCNESS