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Come proteggere i diritti umani in Egitto 2 - foto : Il palazzo in riva al Nilo in cui ha sede EOHR
Il palazzo in riva al Nilo in cui ha sede EOHR

Come proteggere i diritti umani in Egitto 2

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Pietro De Perini, studente universitario di Padova presso la facoltà di Diritti Umani e Relazioni Internazionali è in Egitto, al Cairo, per svolgere un periodo di volontariato all’Eohr, l’Organizzazione Egiziana per i diritti umani.

Quanto è conosciuta questa organizzazione all’estero? “Non ho dati significativi a proposito, però posso dirti per certo che è ben conosciuta in Egitto dalla popolazione locale e dagli organi governativi, per i quali è una vera spina nel fianco. All’estero ho potuto leggere notizie al riguardo negli “statement” delle ONG europee che fanno parte del Forum Euromediterraneo.

EOHR ha subito molte violazioni e il processo che ha portato al suo riconoscimento legale da parte del governo è stato lento e difficile. Nonostante abbia fatto legalmente richiesta di essere riconosciuta come ONG per i diritti umani nel 1987, la sua domanda è stata respinta dal Governorato di Giza per motivazioni assai futili.

Esisteva infatti diversi anni prima un’altra associazione per i diritti umani nello stesso governorato e, attraverso un’interpretazione forzata della legge sulle associazioni, le autorità hanno continuato a negare l’accreditamento di Eohr sostenendo l’impossibilità di registrare due associazioni con fini medesimi nella stessa area.

Questa decisione è chiaramente in contrasto con i principi relativi alla libertà di associazione ed espressione, protetti dalla Costituzione Egiziana. Ma Eohr si è opposta e si è rivolta all’Alta Corte Amministrativa.

Lo scotto per l’ostinazione di EOHR ad essere riconosciuta legalmente come organizzazione per i diritti umani è stato pagato in persona dal Segretario Generale Hafez Abu Saeda che è stato arrestato e messo in prigione per 15 giorni nel 1998.

L’accreditamento dell’Organizzazione Egiziana per i Diritti Umani è stato attuato solamente nel 2003, dopo 16 anni dalla prima richiesta ed innumerevoli pressioni e battaglie legali”.

Perché secondo te potrebbe essere utile (se lo è) che se ne parli anche in Italia? “È estremamente utile che si parli di diritti umani specialmente in Italia e nei paesi europei dove si è raggiunto un certo livello di protezione e quindi ci si potrebbe sentire soddisfatti.

Si deve contrastare l’idea – diffusissima – che i diritti umani sono solo belle parole che materialmente non servono a nulla ed è necessario farlo con esempi concreti. Un po’ alla volta la società civile egiziana sta acquistando peso e inizia a farlo sentire al Parlamento e al Governo egizio. Si deve sapere che le violazioni ci sono e perché.

Bisogna guardare ai paesi in cui avvengono gravi per capire che il percorso di affermazione universale di questi principi non è stato assolutamente completato, a volte neppure cominciato”.

Hai mai visto situazioni di soprusi? “Fortunatamente no, ma me ne raccontano e ne leggo ogni giorno sulle dichiarazioni che mi danno da “editare” in lingue inglese. Alcune sono agghiaccianti. I poliziotti torturano fino alla morte le persone in stato di fermo nelle prigioni e prelevano indiziati nella notte stappandoli alle proprie famiglie.

Di recente la sorella di un’indiziata, che era stata presa da una camionetta della polizia senza mandato di arresto, ha tentato di fermarla, attaccandosi al paraurti anteriore del veicolo. È stata disarcionata e poi investita dal veicolo.

Nonostante ci siano stati testimoni oculari di questo terribile omicidio, nessun poliziotto ha subito conseguenze per le proprie azioni. EOHR ha documentato che dei 263 casi riportati di tortura nelle stazioni di polizia tra il 2000 e il 2005, 79 persone siano morte”.

Pensi d’esserti fatto un’opinione sui diritti umani in Egitto? “Posso dirti questo. Alcune delle persone che ho conosciuto, in particolar modo ragazzi coopti, quando dico che lavoro con un’organizzazione per i diritti umani, mi guardano sorpresi e dicono: ‘Quali diritti umani? Qui già molti diritti umani sono rispettati e per gli altri ci stiamo arrivando, ci vuole solo un po’ di tempo ’.

Poi mi indicano i soldati con le loro facce annoiate, stazionati in casette che sembrano cucce per cani poste ogni 200 metri e aggiungono: ‘Viviamo in un paese sicuro, la vita costa poco e come cristiani ce la passiamo bene’.

In realtà penso che questo ingenuo ottimismo sia la conseguenza di una delle maggiori violazioni dei diritti umani in questo paese, perché lavorando in continuazione sugli “statement” dell’organizzazione, mi sono fatto un’idea diametralmente opposta. Libertà di opinione e espressione e di conseguenza la libertà dei media sono ben lungi dall’essere tutelati”.

Siamo a un livello così alto di censura giornalistica in Egitto? “È quasi impossibile aprire o gestire a esempio un giornale indipendente. Bisogna rispettare dei criteri molto rigidi e anche se la pubblicazione ha tutte le carte in regola per essere distribuita, è possibile che l’Alta Commissione per il Giornalismo non dia il permesso.

Tuttavia, anche su giornali popolari, distribuiti da decine d’anni, è comune vedere giornalisti o redattori imprigionati per diversi anni dopo aver scritto qualcosa che potesse turbare l’ordine del paese.

Proprio in questi giorni Ibrahim Aisa del giornale El Dustur (La Costituzione) sta affrontando un processo per aver scritto un articolo in cui si affermava che le condizioni di salute del presidente Hosni Mubarak non sono buone, minando in questo modo la stabilità e l’economia del paese, almeno secondo quanto afferma l’accusa”. (2. fine)

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LIBRI

Trenta anni di Sahara

"Sahara nel Regno della Fata Morgana. Ricordi di trent'anni di viaggi sahariani" di Pacifico Claudio - Edimond, 2007

L’Alchimista

"L’Alchimista" di Paulo Coelho - Bompiani, 2008



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