La polvere si attacca alle scarpe come se fosse assetata di vita. Già, la vita, quella che qui sembra scivolata via portando con sé ombre, contorni, facce.
Una città fantasma è sulla carta un semplice agglomerato abitativo in disuso per cause economiche, belliche o perché lo zampino della Natura ha spostato gli abitanti spingendoli in luoghi più sicuri.
Sulla carta è tutto così chiaro, semplice, cristallino.
Eppure c’è molto di più, basta aprire gli occhi della fantasia: un walzer di presenze della vita che fu, immagini indelebili di bimbi che si rincorrono o saltano la corda, il vecchio rumore del vociare tipico delle feste.
Rientri nella razionalità ed ecco che le corde si fermano, le voci tacciano e quello che era vitale si trasforma nel freddo e spettrale insieme di ruderi. E di questi siti ce ne sono per tutti i gusti e a ogni latitudine.
Sferzato da un tremendo terremoto, il borgo calabrese di Panduri racconta di un bue che non voleva più muoversi e dei suoi padroni che, scavando in quel dato posto, trovarono il quadro della Madonna, punto di raccolta, ogni estate, per le preghiere in suffragio dei morti di quell’immane sciagura.
La pellicola del cinema, invece, ha trovato casa nei resti dell’abbandonata Craco, in Basilicata. La Passione di Cristo e Cristo si è fermato a Eboli sono solo due dei molteplici film girati in questi luoghi. Ma c’è anche un passato che è stato sepolto da un presente.
Esempio massimo di questo fenomeno si trova nella lombarda Val Chiavenna dove l’assenza di strade asfaltate ha escluso il paesino di Savogno dal boom economico dei ’50 condannandolo a morte lenta.
Come poter poi non citare la città ucraina di Prypiat?
Diventata tristemente famosa per i tragici avvenimenti di Chernobyl ora sembra avvolta da una pellicola di cellophane, carcassa immortale dell’architettura sovietica, diapositiva eterna di un mondo che non esiste più.
La terra dello Zio Sam però, ovviamente, ci regala i brividi più cinematografici. Speroni sugli stivali, il poncho sporco di sabbia e il sigaro perennemente in bocca: quest’immagine accompagna quella che è forse la più grande collezione di insediamenti disabitati del mondo.
Si conta che solo nel Kansas ci siano più di seimila città fantasma e la loro storia parla dell’avventurosa creazione della Terra delle Opportunità. Insediarsi, sfruttare al meglio le risorse che la terra donava e, una volta finite, ripartire con il proprio carro.
Addirittura si sono azzuffati in California per nominare ufficialmente la propria indiscussa città abbandonata: meridione contro settentrione, Calico contro il villaggio di Bodie, nessun accordo e quindi nessun riconoscimento ufficiale.
Ma la confusione, il litigio è forse ciò che ci distoglie dal cogliere invece l’essenza immortale di questi luoghi. Annusare l’aria che porta ancora il segno dei vestiti, ascoltare il rumore del legno che ha sostenuto i passi delle persone che furono, vedere nelle diroccate finestre scene di vita famigliare relegate nelle pieghe immortali del tempo.
Qui la vita non se n’è mai andata. Basta saperla vedere.





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