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Circusland - foto : Lido di Venezia - il Miranda Orfei Circus, di Luca Ferrari
Lido di Venezia - il Miranda Orfei Circus, di Luca Ferrari

Circusland

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I bambini d’oggi non sanno più neanche cosa sia nascondino. Sono storditi da una moltitudine scomposta di suoni e immagini ipnotizzanti. In questa folle corsa del mondo, c’è una realtà di tradizione millenaria che continua a viaggiare. Il Circo.

Sono per le strade del Lido di Venezia. Sto correndo per smaltire stress e tensioni. Vedo qualcosa di anomalo. In un campo, dentro un recinto, c’è un ippopotamo.

Tempo un attimo, e mi passa vicino un piccolo trattore da cui esce la voce di un uomo col megafono, che annuncia che il magico mondo del circo è arrivato in città.

C’è la televisione. Ci sono i canali privati. La competizione dell’intrattenimento si fa ogni giorno più agguerrita, e una volta questo grande carrozzone nomade era l’evento. Ma mode e modernismi a parte, il fascino che si sprigiona sotto questi enormi tendoni, è ancora inalterato.

La tradizione circense è sentita ancora in molte nazioni, e l’Italia è una di quelle in cui è ancora forte. È soprattutto una tradizione di famiglia. Appena un per cento sono gli esterni, quelli che non sono nati fra spettacoli e tendini. Ma il primo collante che unisce tutti i protagonisti, è la passione.

Qui in laguna, è sbarcato il Miranda Orfei Circus. Lo spettacolo offerto è vario. C’è una parte dedicata agli animali (elefante, vatusso africano, yacht, furetti, cavalli, lama, nandù, etc.), quelli non in gabbia. E poi acrobaticamente valido, ci sono trapezisti, giocolieri, clown.

“Ci lavoro da quando avevo dieci anni” mi racconta Clown Piripicchio, trent’anni festeggiati lunedì scorso. “Mi è bastato andare al circo da ragazzino per esserne rapito. La figura del pagliaccio che faceva ridere i bambini, si sposava alla perfezione con la mia voglia di far divertire gli altri”.

Per i giovani e meno giovani, è come entrare un paese dei sogni. Non finisce mai di stupire. “C’è molto da imparare” continua il clown napoletano, “di tutta la mia carriera artistica, ricordo con gioia una volta a Jesolo (VE), in cui mi sono messo a giocare per strada. I bambini erano meravigliati ed entusiasti”.

Gentilmente accompagnato, m’imbatto in vari personaggi. Dalla ragazza che “armeggia” con gli hola-hop, a un’ex-giocoliera di piede, passata adesso fare la Jane di Tarzan. Scambio due parole anche Roberto Fernandez, fact-totum di luci e suoni, nato e cresciuto nel mondo circense da genitori trapezisti.

Attraverso la pista. Vengo condotto dalla giovane Desiree, ventunenne vicentina, di professione equilibrista, trapezista, nonché addestratrice. Non manca molto allo spettacolo pomeridiano. La tempesto di domande mentre striglia i suoi cavallini di razza Farabella e Shetland.

Entro in questi mini-recinti. Mi racconta che i suoi genitori sono ex-palestranti, e che si sono poi avvicinati a questa nuova realtà. “Io ho fatto l’accademia circense a Cesenatico. Adesso sono in tour tutto l’anno. Mi sento una super-fortunata a fare questo tipo di vita”.

Nell’accudire le creature equine, mi confida della grande emozione che prova ogni volta che scende in pedana. “Stiamo in media fra i dieci e i venti giorni in un posto” continua “Sono stata anche in Germania, dove avevamo dei recinti grandissimi per gli animali”.

Arrivano gli spettatori. Il circo è un mondo di legami. Ha un fascino che non ha confini. In un’epoca di valori col contagocce, l’aria familiare che si respira in questa dimensione, ha un eco che ti lascia stranito. Ti tocca. Ti fa desiderare.

“È un mondo titolare di un incantesimo che i videogiochi hanno rubato ai più piccoli” mi dice ancora Desiree.

Nella superba pellicola Finding Neverland (2004), l’attore Johnny Depp, nei panni di James M. Barrie, autore delle avventure del ragazzino che vola sull’Isola che non c’è, “sentenziava”: i bambini non dovrebbero mai andare a letto, perché si risvegliano più vecchi di un giorno.

Può sembrare un luogo comune, ma il circo ha ancora questo potere. Di non farci invecchiare. Non è un chimico rave-party dove la gente si stordisce, o una afosa discoteca dove sembra di assistere a un urlo isterico di cloni impazziti. È un luogo dove la gente non ha paura di mostrare il proprio spensierato sorriso .

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