Un muro per tenere lontano “il diverso” che poi non si è dimostrato efficace.
Tipica storia della misura difensiva più gettonata dalla nascita degli insediamenti umani.
Una storia di un fallimento che però si fa arte.
Non potrebbe essere altrimenti nel caso della Wanii changcheng, o meglio conosciuta come la Grande Muraglia Cinese.
Dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità corre imponente per ben 6.350 chilometri e fu voluta dall’imperatore Qin Shi Huang, noto anche per essere stato il committente delle ottomila statue componenti il famoso “esercito di terracotta”.
Insomma, un governante che non badava a spese in quanto ad opere d’arte.
Anche se poi il complesso murario non servì a tenere lontani i temuti Mongoli che riuscirono a violarla in più punti, soprattutto in prossimità delle necessarie porte.
Un passo tira l’altro verso l’infinito, un’emozione che prova chi vi ci cammina sopra.
L’infinito però è parte anche della leggenda astronomica che vorrebbe questa struttura addirittura visibile dallo spazio.
I suoi seimila chilometri e soli dieci metri di grandezza si fanno ammirare ad occhio nudo dal visitatore, non certo da quello dell’internauta.
Un sorriso nasce dal pensare ad una bellezza tale costruita per difendersi da quei nemici che venivano definiti come “nomadi”.
La stanziale sicurezza imperiale contro la minaccia del continuo mutamento.
Il nomadismo, appunto.
I canti popolari cinesi hanno comunque prestato tributo a quest’opera che si racconta essersi protratta per un decennio occupando la bellezza di trecentomila uomini.
Un’altra leggenda vorrebbe che i resti degli schiavi morti costruendola venissero seppelliti insieme alla struttura, ma i cinesi sono molto furbi e non avrebbero mai permesso che la muraglia cedesse sotto la normale decomposizione dei corpi.
Per non dimenticarci l’assoluta versatilità di quest’imponente barriera di difesa.
Sopra la muraglia scorre una strada lastricata percorribile sia a cavallo, sia con i carri a formare un’efficiente via di comunicazione per l’arrivo di truppe e ambascerie varie.
In più l’opera dimostra ancora la potenza di un impero mai morto.
La muraglia non servì mai a tenere lontano i nemici.
Ma lasciò a noi un tesoro lungo seimila chilometri.




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