“Acquisisci nuove conoscenze mentre rifletti sulle vecchie, e forse potrai insegnare ad altri”.
Nell’aforisma di Confucio c’è il passato della Cina. E il suo futuro.
Il sapere di ieri non è andato perso e cerca di fondersi con la modernità per regalare al più grande filosofo orientale una metropoli.
Sorgerà nella provincia costiera dello Shandong dall’unione di due cittadine: Qufu, luogo natale del Maestro e Zoucheng, dove nacque invece Mencio, suo discepolo e inventore del confucianesimo.
La Città simbolo della cultura si estenderà per circa trecento chilometri quadrati e diventerà la vice-capitale del Grande Drago.
I piani urbanistici per la realizzazione del progetto verranno presentati la prossima settimana. I lavori dovrebbero iniziare nel 2010, anno dell’esposizione universale a Shanghai.
Confucio City costerà circa quattro miliardi di dollari e non sarà solo un tributo al grande Pensatore ma celebrerà le invenzioni e le scoperte cinesi.
I tempi in cui orde maoiste profanavano i templi, bruciavano i libri e incolpavano il filosofo di tutti i mali della Cina sono finiti.
Ora, proprio come aveva predetto lui, il passato e il presente possono convivere. Nel nome del profitto.
Il progetto, insieme alle Olimpiadi di Pechino, servirà a dare al mondo una nuova immagine del Grande Drago e a rilanciare il turismo.
Chen Ming, direttore dell’Accademia delle Scienze Sociali, cerca da anni di attualizzare il pensiero del Maestro.
Deve far credere ai 220 milioni di adepti che Confucio City non sarà solo il trionfo della cultura cinese, ma il simbolo e l’emblema di una filosofia di vita che ha attraversato i secoli.
E che ora può essere spiegata e insegnata a tutti i turisti internazionali che verranno ad abbeverarsi alla fonte del Sapere. Pagando.




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