La regione non era certo una delle più belle tanto da definirla “terra di lupi e di briganti”. “Questa è una fossa, ove abito, profonda”. Crude parole di Ludovico Ariosto nelle “Satire” in cui esprime bui sentimenti per un luogo ostile.
L’Ariosto passò anni turbolenti come governatore della Garfagnana per conto del Duca d’Este. Nella Rocca di Castelnuovo in una provincia nascosta della Toscana. Paesaggi estremi. Aspri o dolci. Rocciosa e impervia corona della Lucchesia. Profonde gole strette, fessure scavate dalle acque gelide. Foreste covo di banditi e ribelli.
I tre anni passati ai confini del mondo toscano, dal 1522 al 1525, furono una tortura per il poeta. Desideroso di rientrare a Ferrara dove l’attendevano una vita mondana e la fiorentina Alessandra Benucci, non digerì facilmente l’incarico di Governatore.
Castelnuovo di Garfagnana è da sempre un paese variegato mosso da ponti a scacchiera sul fiume Serchio e sovrastato dalla Rocca ariostesca. Le prime notizie risalgono all’epoca longobarda. La fortezza che sorge sul colle San Nicolao era conosciuta col nome di “Castro Novo”, residenza dei Rolandinghi. la rocca è situata all’inizio della valle della
Alla fine del dominio sua caratteristica forma romboidale.
Nel 1248 Lucca con Castruccio Castracane conquistò il paese e ampliò la rocca unendola al resto del territorio con un ponte sul fiume, dedicato a Santa Lucia. Dopo il Guigini, ultimo rappresentante dei lucchesi, tutta la Garfagnana passò agli Estensi. E a questi rimase fino all’unità d’Italia.
Fu proprio sotto il potere del Duca d’Este che l’Ariosto si ritrovò in quella terra selvaggia, di poche parole e tanti fatti oscuri, strozzato da missioni pericolose non certo adatte a lui più incline alle lettere che alle armi. Ciò non gli impedì di scrivere. Anzi la solitudine nella Rocca, le nostalgie e i tumulti ispirarono il suo “bel scrivere”.
Proprio nella terza delle “Satire”, il poeta folle di rabbia racconta con dovizia di particolari la sua permanenza al cugino Annibale Malaguzzi. Fitta anche la corrispondenza col Duca d’Este in alcune delle 205 lettere dell’ “Epistolario”, lamentandosi con malcelato ardire delle scarse risorse e delle inefficienti fortificazioni della remota contrada.
L’Ariosto fu il trentaquattresimo governatore mandato in Garfagnana a dimostrazione dell’asprezza di questa terra. Il Duca non doveva prender seriamente le lagnanze stizzite del suo reggente se, per tutta risposta ribatteva ironico “Mandateci piuttosto acqua dei bagni e trote da amarenare”.
Il Commissario aveva ragione da vendere. Predoni e avventurieri battevano proprio quelle strade che dovevano mettere in comunicazione nord e sud d’Italia. La Garfagnana era un vulcano in eruzione. Salivano dalla vicina Lucca, arrivavano da Firenze, calavano da Modena per arraffare, saccheggiare e distruggere per puro brigantaggio.
Non c’è da stupirsi se il poeta cercò di tornare al più presto dall’amata e alla mondanità vellutata di Ferrara. Nella Rocca non apportò nessuna modifica. Chiuse tutte le stanze, ne arredò una sola con scrivania sulla quale scriveva al lume di candela tra una missione e l’altra. In quella stanza prendeva forma L’Orlando Furioso. Trasposizione del suo vivere e pensare.
Nonostante le “Gride” contro briganti matricolati, tumulti e risse fatte pubblicare dal ducale commissario generale in Garfagnana, e le “Satire”, sottile rifiuto e squisita polemica della vita di corte, questo illustre cantore riuscì a portare a termine il suo incarico dando prova di abilità e onestà.
Alla sua tenacia, oggi la Comunità montana ha dedicato un percorso naturalistico, “Il Sentiero dell’Ariosto”. Parte dal centro di Castelnuovo, affianca Mont’Alfonso fino alla frazione di Pasquigliora per raggiungere la sommità del Monte Croce e tornare alla fortezza. Un saliscendi nascosto da boschi che guardano verso i profili delle Alpi Apuane.
Al ritorno da Castelnuovo, l’Ariosto ha cinquantadue anni e avverte il forte bisogno di ritirarsi in un ambiente domestico tranquillo, a ricompensa del forzato allontanamento da Alessandra Benucci. Con un mensile di sette scudi assegnatoli dal Duca Alfonso, vitto per tre persone e due cavalli, acquista la casa di Contrada del Mirasole, a Ferrara.
Di lui e del suo “soggiorno” nella terra dei lupi, resta la Rocca Ariostesca che domina la piazza principale di Castelnuovo in Garfagnana, simbolo della città. Tipica costruzione medievale. Piccole torri agli angoli e una quadrata al centro che aveva anche la funzione di prigione.
Castruccio Castracane, oltre a metter mano alle mura, realizzò l’imponente torre posta al centro della Rocca, impreziosita dall’orologio civico. Nel 1675 fu costruita la terrazza che guarda sulla piazza in corrispondenza dell’arco monumentale di accesso al centro cittadino.
“Piccola ma adatta a me, non soggetta ad alcuno, comprata finalmente col mio denaro”.
E’ la frase in latino incisa sulla facciata della sua casa. Lì, rimase fino alla morte, leggendo i classici, coltivando l’orto e correggendo per la terza volta l’Orlando Furioso. Su quel poema Ludovico Ariosto trasferì tutti i suoi sentimenti d’ira e d’amore.
Attuale e affinata narrazione di vita e sensi più che poema cavalleresco. La nuova rilettura.






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