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Cambogia, le preziose mani dei ciechi - foto : La mano, apertura sul mondo ©  FranUlloa
La mano, apertura sul mondo © FranUlloa
08.07.2009

Cambogia, le preziose mani dei ciechi

di Francesco Bizzini

“Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Una domanda che esce dalle pagine dei vangeli e cola nel cuore dell’uomo di ogni epoca. Ovunque ci sia una mancanza, un evento nefasto, ci si sbriga a indagare le presunte cause nascoste che hanno portato a tutto ciò. Se le risposte a questa indagine cambiano nelle ere, il risultato è sempre lo stesso: discriminazione e isolamento per chi è diverso.

In terra cambogiana la situazione è però da sempre critica: questa nazione ha il più alto tasso di non vedenti nel mondo con i suoi 144.000 ciechi che vanno a toccare l’1,25 per cento della popolazione totale.

E la storia, ovviamente, è quella del binario morto. Infatti questi portatori di handicap non possono accedere alle opportunità educative e lavorative rimanendo intrappolati in una rete diffusa di discriminazione. Vittime del disinteresse prima, quando il morbillo o la varicella tempestava il loro corpo portandoli alla cecità, vittime dell’isolamento poi in una nazione già comunque povera di prospettive.

Ma dove c’è il problema alle volte nasce anche la cura: le mani dei ciechi sono la porta per il loro incontro con il mondo e rappresentano un polo sensoriale sviluppatissimo. Da quest’assunto una cooperativa ha voluto dare un lavoro ai non vedenti proprio nel campo dei massaggi aprendo negozi chiamati Seeing Hands.

Con una gestione tipica di una cooperativa queste attività commerciali hanno ben presto conquistato città come Phnom Penh e attivato progetti virtuosi dal ricavato delle mensilità che per una parte finisce nelle tasche dei non vedenti e per un’altra parte viene spesa per la creazione di corsi a loro destinati riguardanti l’uso del computer e l’apprendimento del braille.

Ma la lotta non è solo contro la povertà, è anche una guerra contro i pregiudizi culturali derivanti dal credere in un destino dominante. Come nel caso di Boun Mao, Direttore dell’Associazione Ciechi Cambogiani, che perse la vista nel 1993 quando un rapinatore gli gettò acido negli occhi:

“I non vedenti in Cambogia per la maggior parte devono fronteggiate la discriminazione perché la famiglia e la società credono nel karma, cioè che il cieco abbia peccato nella vita precedente. Quando nasci così fino a quando non muori non farai nulla di utile nella società – continua Boun Mao – noi vogliamo che queste persone abbiano accesso alla sanità, al lavoro, all’educazione e abbiamo bisogno di mostrare alla gente esempi di non vedenti comunque vincenti nella vita e sul posto di lavoro”.

E questi modelli sembrano piovere dal cielo da quando i Seeing Hands hanno aperto. I clienti rimangono assolutamente soddisfatti dell’accuratezza con la quale questi ragazzi svolgono il proprio lavoro. Anche i turisti, sensibilizzati a proposito di questo servizio, sembrano entusiasti sapendo di unire il benessere all’utile.

Benessere a trecentosessanta gradi. Perché “Né lui ha peccato né i suoi genitori”.

LIBRI

La speranza indiana

"La speranza indiana" di Federico Rampini - Mondadori, 2008

Il grande viaggio

"Il grande viaggio" di Giuseppe Cederna - Feltrinelli, 2008



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