“Fare il -Peppone- nel 2010 è faticoso. Penso fosse più divertente negli anni ‘50” ammette con sincerità Giuseppe Mezzani, sindaco di Brescello (Re), “Adesso ci sono meno soddisfazioni. È un periodo di crisi economica in cui mancano le risorse. In compenso però mi sento felice e privilegiato a fare il sindaco di questa città”.
Il primo cittadino del comune emiliano mi accoglie così. Con cordialità. Non è robusto come il buon Gino Cervi/Peppone, però ne condivide il nome. Giuseppe (Vezzani) come Giuseppe (Bottazzi). “Qualcuno mi chiama Peppe”, scherza, “sono sulla strada giusta. Una volta addirittura mi arrivò dalla sede dei DS una lettera inviata a me come Giuseppe Bottazzi. Ne fui a dir poco lusingato”.
Sig. sindaco, cos’è rimasto in paese dei luoghi storici mostrati nei film? Brescello è pressoché identica. In compenso è cambiato è il tessuto economico-sociale. Allora erano tutti contadini. Adesso non c’è più nemmeno una stalla, e la maggioranza è impiegata nell’industria e artigianato produttivo.
Quanto è conosciuta Brescello nel mondo? Moltissimo. Ci invitano spesso per rassegne cinematografiche. Siamo stati per esempio a Bratislava, Vienna e New York. Alla NY University abbiamo proposto i cinque film della serie, organizzando in parallelo una promozione enogastronomica. Di recente ci hanno invitato a Vancouver, in Canada. Quello che conquista è il messaggio universale. Anche chi non capisce bene la contrapposizione tra Chiesa e Partito Comunista dell’epoca, si appassiona ai due nemici/amici.
E in Italia? Da una decina d’anni il Ministero degli Esteri organizza “la Settimana della Lingua Italiana”, dove propone una serie di iniziative in tutti gli Istituti Culturali del mondo, ambasciate e consolati. Nel 2008 ci hanno coinvolto. L’argomento era la piazza. Hanno proposto le quattro più significative. Insieme alle famosissime Piazza San Marco (Venezia), piazza del Campo (Siena) e la piazza degli scacchi a Marostica (VI), c’era anche la nostra. Con l’aiuto di Mediaset abbiamo fornito il pacchetto dei cinque film a 170 paesi e un dvd da noi realizzato con un minivideo.
Quali sono le attrattive del paese, aldilà dei luoghi dei film? Oltre al Museo di Don Camillo e Peppone, c’è una struttura che celebra le origini romane dell’antichissima Brixellum. Un altro museo, inaugurato nel 2008, “Brescello, Guareschi, territorio del Cinema”, per indagare di più il rapporto cinema/Brescello/Guareschi, con molti fuori scena, spiegare la partecipazione che ci fu allora, e una particolarità unica nel cinema mondiale. 5 film girati nello stesso luogo.
Restando in tema celluloide, organizzate eventi connessi? A giugno c’è il Festival del Cinema (cortometraggi). Ci sono tre sezioni: storia di provincia, storia di altri (immigrazione/integrazione) e storie di cucina, sezione nata in collaborazione con l’Accademia Barilla, che è una fondazione dell’omonima azienda alimentare per la promozione del cibo. Nel 2008, nell’anno del centenario di Guareschi, abbiamo invitato alcune attrici/attori dei film fra cui Valeria Ciangottini (Rosetta Grotti, la ragazza del figlio di Peppone), Gina Rovere (Gisella Marasca) e Graziella Granata (Nadia, la funzionaria russa).
E per finire signor sindaco, cosa mi dice del parroco. Nessuna “robusta” divergenza di opinioni? Come sono i rapporti? Ti dovrei dire pessimi per fartela divertente. In realtà sono sempre stati buoni con la Curia, e con l’attuale parroco, Don Giovanni, in particolar modo. Ma se per un malaugurato caso dovessimo venire alle mani, come i nostri Guareschiani predecessori, avrei la peggio. È mite, ma ha una stazza notevole e prevarrebbe lui di sicuro.
Mentre ci salutiamo, arriva in volata proprio il parroco. Riservato ma schietto. La mia immaginazione, dopo anni di visioni degli scontri tra il curato e il comunista, ha la meglio. E in un attimo me li vedo, i due attuali sindaco e religioso in canonica, che se le danno di santa ragione prima, e si stringono la mano poi, con un amichevole bicchiere di lambrusco.
Fantasia o realtà che sia, Brescello narra ancora le storie di due uomini che hanno scelto il dialogo e la coscienza per rispettare il mondo. E nel loro piccolo, migliorarlo. Insieme.





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