Fiamme. Fuoco. Occhi da creature tridimensionali si aggirano tra gli smoking e i riflettori dell’ultima edizione della kermesse cinematografica veneziana. Nessuna telecamera nascosta, ma il delicato rumore di un pennello che salta e rintocca sulla pelle. Dal rosa ambrato della carnagione abbronzata, ecco comparire sinistre figure apocalittiche. Nessun effetto speciale Spielberghiano, solo gli effetti del body painting.
Nel freddo delle caverne del Paleolitico. Nel mistero delle prime civiltà precolombiane. A cavallo nelle infinite praterie nord-americane. Sulle sponde dei fiumi indiani, tra gl’immensi spazi del continente africano. E quanti ancora sono i mondi, estinti e tutt’ora esistenti, che ancora usano i colori sul proprio corpo per raccontare qualcosa. Tramandare, o più banalmente distinguersi.
Basta molto poco. Pigmenti naturali, colori acrilici o ad acqua. A rilanciare questa tecnica in Italia, Elena Tagliapietra, make up artist e body painter, che tra i suoi molti lavori può annoverare Iago (2009), pellicola diretta da Volfango De Biasi con protagonisti Nicolas Vaporidis e Laura Chiatti, e il cast di Dieci Inverni (2009), girata proprio nell’antica Repubblica Marinara.
E in occasione della 67° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Elena ha voluto riproporre in grande stile questa tecnica, balzata alle cronache europee a partire dalla metà degli anni ’70, grazie alla modella tedesca Vera Gottliebe Anna von Lehndorff-Steinort, meglio nota come Veruschka, che sperimentò l’arte del body painting su se stessa.
A Venezia, la giovane bodypainter ha plasmato i suoi colori sul presente. Partendo dalla realtà che la città lagunare si sta sempre più spopolando, ha lanciato un grido d’allarme che ha preso forma in Apocalypse Venice. In più occasioni modelli/e e semplici cittadini si sono affidati ai suoi pennelli, lasciandosi colorare su gran parte del corpo, viso incluso, per essere trasformati un’orda di spettrali creature condannate all’inferno.
Come una Dante dei tempi moderni, Elena infatti colloca i veneziani nel regno degli inferi. “Il motivo è di non essere riusciti a far sopravvivere la città, lasciata in balia dei grandi eventi”, spiega tra una tratto di rosso e una spruzzata di giallo, “Se vogliamo salvarla, dobbiamo sensibilizzare sul problema. A differenza del mio illustre predecessore toscano però, posso anche spostarli da laggiù”.
Tra i personaggi che si sono prestati alle colorate cure trasformiste di Elena, anche l’incantevole veneziana Desirée Crescentini, vincitrice del concorso di bellezza delle Marie 2008, il celebre appuntamento di Carnevale che si svolge a Venezia durante la manifestazione in maschera. E così da graziosa fanciulla di campiello, ecco la giovane mutata in un nuovo essere che sembra strizzare l’occhio all’Angelina Jolie quando vestì i panni soprannaturali della madre di Grendel, nella pellicola firmata Robert Zemeckis, La leggenda di Beowulf (2007.)
“Con Apocalypse Venice”, spiegava Elena, “i body painter suggeriscono che i veneziani dovrebbero dipingersi tutti integralmente quale segno tangibile dell’esistenza di una comunità che vuole continuare a vivere. Il colore come simbolo di vita”. La comunità insorge. L’arte si fa strumento. La mano intinge. La mente seduce. La prossima mossa è l’eternità.





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Grazie Luca per questo articolo. Hai pennellato con parole artistiche quanto le mie opere, un quadro della situazione esauriente ed interessante. Grazie anche a tutti coloro che , con le loro arti, danno e daranno visibilità a questo grande problema. Che sia il colore, la parola, il canto.. ognuno di noi puo’ contribuire con i propri mezzi a portare alle orecchie ed agli occhi del mondo il ‘grido di aiuto’ di Venezia. Salviamo dallo spopolamento questa amata città e contribuiamo alla sua rinascita! L’alternativa: assistere alla sua apocalisse…
Ciao Elena, grazie. Assistere dal vivo alla tua body painting art è stata la musa perfetta per raccontare al meglio quanto poi descritto. E speriamo che già dal prossimo anno, i fatti ti facciano dipingere qualcosa di diverso dall’apocalisse…ciao ciao