Hanno visto l’inferno della Seconda Guerra Mondiale nelle miniere del Galles. Volevano combattere i Nazisti e ridare la Libertà al mondo. Ma il governo di Winston Churchill li spedì lì sotto, a lottare con le rocce per estrarre il carbone, elemento vitale per il fabbisogno energetico della Gran Bretagna. Vennero “arruolati” a forza in 48 mila e non videro mai un campo di battaglia.
Furono tacciati di essere obiettori di coscienza, invece erano stati strappati alle famiglie e al lavoro. Alla fine del conflitto, mentre i loro coscritti tornarono carichi di gloria e onore, osannati dalla popolazione per la vittoria, questi giovani caddero nell’oblio della memoria. Solo il nome, i “Bevin Boys”, preso dal ministro per il Lavoro, il laburista Ernest Bevin, ideatore il programma, sopravisse tra i parenti e qualche Associazione.
Negli anni dopo la guerra, sfilavano per le strade dei piccoli centri minerari: camminavano sotto il peso dell’età, della fatica e delle malattie mortali contratte nella profondità della terra. Sembravano un serpente silenzioso che si snodava tra le vie strette dei villaggi, con qualche vessillo liso come occhi.
Oggi, sessanta anni dopo, il governo britannico si è ricordato di quei “soldati delle miniere” e li ha celebrati con un distintivo commemorativo. La campagna per il riconoscimento è stata condotta dal deputato laburista Gordon Banks. Suo padre e suo nonno erano minatori di carbone.
“Queste persone meritano l’onore della nostra Nazione. Un onore che è stato loro legato per troppo tempo. I giovani di un tempo hanno dato un contributo essenziale alla vittoria finale su Hitler. E un Paese come la Gran Bretagna, anche se con colpevole ritardo, deve loro delle scuse e il giusto tributo a degli eroi che hanno sacrificato la vita per la Libertà”.




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