“Riporteremo indietro il Libano di vent’anni” aveva sentenziato il generale israeliano Dan Halutz alla vigilia della guerra contro Hezbollah. A due anni e mezzo di distanza la profezia pare essersi capovolta. Nei giorni scorsi è stato presentato a governo e parlamento libanesi il progetto per la costruzione di una futuristica isola a forma di cedro, il simbolo nazionale. Più di tre chilometri quadrati da rubare al Mediterraneo lungo la costa meridionale del paese per far spazio a hotel e ville di lusso, con spiagge, cinema, country club e svariati impianti sportivi, seguendo l’esempio delle isole artificiali di Dubai. Un villaggio da sogno pensato per attirare turisti da tutto il mondo, ma anche e soprattutto per soddisfare la domanda locale, stimolata da una crescita economica che ancora non risente degli effetti della crisi Merito dei continui investimenti provenienti dai paesi del Golfo, affidati a un sistema bancario sano e in espansione.
Il costo stimato dell’opera è di 6,2 miliardi di euro. Tanti almeno quanti i dubbi che ancora circondano il progetto, soprattutto per il suo impatto ambientale. Ma la vera partita per la realizzazione di ”Cedar Island” si gioca negli uffici della finanza mediorientale. Principale promotore è la Noor International Holding, sede a Beirut e capitale di Abu Dhabi, che ha già ottenuto l’appoggio della Panasonic per lo sviluppo tecnologico. Interesse è stato dimostrato anche da altre società di Kuwait, Bahrain e Qatar. Se dal Golfo arriveranno gli investimenti promessi, per le autorità libanesi sarà difficile negare il nulla-osta.
Recentemente, i rapporti tra Libano e monarchie del petrolio si sono intensificati. Per la ricca ed educata borghesia del paese il Golfo è innanzitutto una delle mete d’emigrazione preferite. Nell’ultimo decennio banchieri, architetti e ingegneri libanesi si sono aggiunti al tradizionale afflusso di addetti del settore petrolifero, gonfiando di pari passo le rimesse verso il paese d’origine. Lo scorso anno sono rientrati, provenienti dalla zona, ben 4,5 miliardi di euro, circa il 15% del Pil nazionale. Viceversa, il Libano attrae sempre più turisti provenienti da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait, così come crescono gli investimenti di questi paesi nel settore bancario levantino.
Le banche hanno saputo guadagnarsi la fiducia degli investitori arabi, riprendendosi fette di mercato perse durante la guerra civile conclusasi nel 1990. Merito delle politiche del governatore della banca centrale Riad Salameh, alla guida dell’istituto dal 1993. In 16 anni ha ricostituito le basi dell’economia, liberalizzando ulteriormente gli investimenti stranieri nelle 69 banche di Beirut. Allo stesso tempo ha introdotto regole ferree sull’utilizzo del capitale bancario, vietando il ricorso ai famigerati subprime. Una miscela che ha garantito grande stabilità al sistema, uscito indenne dalla guerra del 2006 e in grado di crescere del 4% anche nell’annus horribilis 2008. Al boom delle banche è corrisposto uno strepitoso sviluppo edilizio, concentrato sul monte Libano e sulla costa. Il progetto di “Cedar Island” conta di diventare il fiore all’occhiello di questa ennesima rinascita.
Ma potrà durare l’eccezione libanese mentre l’economia mondiale sprofonda nella recessione? Salameh, in un’intervista rilasciata alla rete satellitare France24, non ha nascosto la prevista riduzione di rimesse e investimenti nel 2009, che in ogni caso non dovrebbe intaccare la crescita economica. A preoccupare il governatore è piuttosto l’instabilità politica. Le elezioni parlamentari del prossimo 9 giugno costituiscono un banco di prova fondamentale per il sistema uscito a pezzi dall’assassinio del primo ministro Hariri, avvenuto nel 2005. Le premesse non sono però delle migliori, con un morto durante gli scontri di sabato 14 febbraio tra manifestanti pro e anti-siriani, radunatisi in occasione del quarto anniversario dell’attentato. Ma se il fragile equilibrio fra le due fazioni sopravviverà alle elezioni, ha spiegato Salameh, “il Libano potrà pensare di seguire le orme di Dubai”. E’ questa la scommessa degli investitori di “Cedar Island”. Con loro spera nella pace una nazione intera.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




