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Baciale’, l’antico cupido piemontese - foto : Eros con il suo arco © Wikipedia
Eros con il suo arco © Wikipedia

Baciale’, l’antico cupido piemontese

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Foto in bianco e nero, sbiadite dal tempo, celate in vecchie scatole di latta, nelle soffitte, nei bauli delle nonne e che raccontano storie di vita.

Di matrimoni di lontani parenti, organizzati all’epoca in cui, uomini e donne si incontravano alle feste di paese in rigorosa presenza delle rispettive famiglie.

Oggi, il tvb ha sostituito le lunghe lettere in cui lui scriveva all’innamorata dandole del lei.

Questi tempi sono accelerati, ma una volta, se due giovani non erano ancora maritati o ammogliati, le famiglie richiedevano l’aiuto di una figura particolare. Immancabile in paese.

Il baciale’. Il sensale piemontese. L’antesignano delle agenzie matrimoniali.

Un personaggio folkloristico, di fiducia che conosceva tutti e tutto nelle varie borgate limitrofe.

Era il baciale’ che si prendeva l’incarico di far convolare a nozze i single di un tempo, quando ancora venivano chiamati signorini e signorine.

Era “assunto” dalle famiglie. Noto e rispettato, interveniva quando la natura non aveva fatto il proprio corso. In quegli anni era quasi innaturale che i giovani, specie se di buona famiglia e in salute, non si sposassero.

Il baciale’ era l’amico a cui ci si rivolgeva per ricevere un sostegno per la figlia ancora sola o per il figlio timido, magari non più giovanissimo, che non riusciva a trovar la fidanzata.

Indossava, in genere, un abito abbastanza riconoscibile, una sorta di divisa, un cappello a falda larga, una mantellina. Insomma, indumenti semplici come semplice e povera era la vita in campagna.

Non era facile trovare l’amore. Il tempo era scandito dall’attività in campagna, dalle stagioni. Il lavoro era impegnativo, manuale, e le comunicazioni con le vallate vicine scarse.

Gli inverni erano rigidi, lunghi. Restava ben poco spazio per fare la conoscenza di qualche figliola. Per questo, il luogo migliore per adocchiare ragazzi e ragazze erano gli eventi paesani. Le feste, le sagre.

Alcuni ricordano baciale’, ormai morti, che hanno realizzato centinaia di coppie di sposi. A loro si devono tante nascite, tante lunghi anni di nozze, nonostante non sempre i tentativi di far piacere un lui a una lei e viceversa andavano a buon fine. Rischi del mestiere.

La tattica del baciale’ era efficace. Indagava, osservava e chiacchierava con chiunque per raccogliere informazioni sulla tal fanciulla o sui poderi dello scapolo, sulle famiglie, sui parenti, sulle capacità culinarie di lei, su come teneva la casa. Insomma, su ogni cosa.

Dopodiché, alla prima riunione di paese, puntava i due che voleva far incontrare e raccontava all’uno bene dell’altro.

Le ragazze già promesse o fidanzate, sovente, venivano evidenziate con una x disegnata con il gesso sull’abito, sulla schiena, per non confonderle con le nubili.

Lo “stipendio” di questo antico sensale era basato sulle reali possibilità delle famiglie che aveva “sistemato”.

Di solito, gli si offriva un pastrano, un cappotto anche se non del tutto nuovo, un cappello, un foulard o una cesta di prodotti gastronomici.

In caso ricevesse un indumento, questo veniva indossato il giorno delle nozze. Motivo di orgoglio per il riuscito accoppiamento.

Uno dei paesi cunnesi che vanta il maggior numero di baciale’ è Mango. Qui, i sensali, soprattutto nel primo e secondo dopoguerra, quando tutti cercavano di ricostruirsi una vita, promuovevano matrimoni tra uomini del posto e donne del Sud Italia. Vedove, orfane che volevano farsi una famiglia.

All’inizio si era un po’ restii a sposare una persona “di fuori”, ma le compaesane andavano, sempre più spesso, a lavorare in città. A servizio. Nella speranza di sposare un cittadino e migliorare la propria condizione sociale.

Gli uomini che restavano a lavorare la terra non avevano molte possibilità, se non cercare altrove.

Tutto avveniva per via epistolare. Tramite preti, conoscenti, parenti in altre regioni, perpetue ed altre figure che ruotavano attorno al baciale’. Si inviava qualche foto con l’abito buono, qualche parola di simpatia e poi lei raggiungeva lui al Nord.

Un viaggio lungo che accompagnava la futura sposa a casa dell’uomo con cui avrebbe condiviso la sua esistenza.

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LIBRI

I luoghi di Cavour

"I luoghi di Cavour. Viaggio sulle strade dell’Italia unita" di Federica De Luca - Touring Editore, 2012

La fine è il mio inizio

"La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani - Longanesi, 2006



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