“Seconda stella a destra questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino, poi la strada la trovi da te, porta all’isola che non c’è”. Così canta Edoardo Bennato. Di un’isola magica, fuori dal tempo e dalla realtà. Questa isola ha un nome. Azzorre.
Non un’isola, ma un arcipelago portoghese. L’arcipelago dell’anticiclone. Nove piccole isole a metà strada tra Europa e America. Nate da un vulcano sottomarino molto tempo fa.
Il nome pare derivi dal volatile Astore, diffuso nella zona all’epoca della scoperta delle Azzorre, ma mai individuato sulle isole.
Un gioiello fatto di vulcani verdissimi e coperti da incredibili fioriture di ortensie. Dall’aereo sembrano scogli neri in mezzo al nulla e si chiamano: São Miguel, Terceira, Santa Maria, Pico, Faial, São Jorge, Graziosa, Flores e Corvo.
La popolazione residente è di circa 240.000 persone. Giardino dell’Oceano Atlantico, patrimonio Unesco e, secondo la leggenda, cima dei monti più alti di Atlantide, il continente perduto. E, in effetti la montagna di Pico è la più alta di tutto il Portogallo.
Attraverso facili trekking, si scoprono fiabeschi paesaggi, laghi vulcanici, falesie e caldere. Non esistono colori più vivaci, né cielo più nitido o coltivazioni più fertili se non in questa parte del mondo.
Per flora e fauna, sono un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. Bellezza, natura, oceano, fiori, clima ideale, bird-watching e whale watching, ovvero la caccia, ma solo fotografica, agli uccelli, alle balene, ai delfini.
È possibile effettuarla in loco su alcune isole. Il miglior periodo per visitare le Azzorre va da marzo a fine ottobre, ma anche gli altri mesi sono gradevoli. Gli isolani, scherzosamente, sostengono che, nella loro terra, le quattro stagioni si susseguano nell’arco di una sola giornata.
In spiaggia la temperatura è sempre estiva, ma, man mano che si sale per raggiungere le vette dei vulcani, cambia e, talvolta tra vento forte e pioggia si resta stupiti e bagnati. Tutto dura pochi minuti.
Detto questo, non si deve pensare che le Azzorre, così fuori dal mondo, così nascoste tra le onde oceaniche, siano lontane. Sono collegate via aerea all’Italia con comodi voli di linea via Lisbona.
Bastano tre o quattro ore circa per raggiungerle. Ed è una buona opportunità per conoscere anche Lisbona, capitale del Portogallo, dove si fa scalo.
Non sono previsti voli diretti, ma è comprensibile, visto che gli azzorregni non gradiscono il turismo di massa e le strutture ricettive sono poche, pur essendo possibile organizzare, dall’Italia, pernottamenti in alberghetti o nelle case locali.
In molte di queste, almeno una stanza è dedicata ad una sorta di piccolo familiare santuario che ospita statue di madonne, santi e croci a cui, negli anni passati, gli isolani si sono rivolti per proteggersi alle eruzioni vulcaniche.
La popolazione è laboriosa e ha reso queste terre, vittime di molte catastrofi naturali, un luogo in cui agricoltura, pastorizia e, in parte, enologia rappresentano la base della propria economia.
Gli isolani sono cattolici e legati alle tradizionali processioni. Lungo le strade si ergono, in tutto il loro suggestivo splendore, dei templi coloratissimi e vivaci. Ogni parte di un tempio, tetto, finestre, porta, retro è di un colore diverso, rosso, blu, giallo, verde. Una varietà multicolore di luogo di culto.
Dipende da vecchie usanze. Quando la popolazione era molto povera, si condivideva ogni cosa, nel bene e nel male. Se qualcuno ridipingeva la propria abitazione, regalava un po’ di vernice al tempio per poterlo riaffrescare e abbellire.
In questo modo, essendo le case di vario colore, il tempio, necessariamente veniva dipinto con avanzi di tinture usate da più famiglie e, quindi ogni parte dell’edificio aveva, ed ha ancora oggi, un colore differente.
Sui pontili dei porti sono disegnati, con gessetti colorati, scene di vita in mare che realizzano i marinai prima di un viaggio. E’ un’antica abitudine bene augurante perchè se si torna a casa si cancella il vecchio disegno e se ne fa un altro.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




