Sidney, la città dei sogni. La meta più lontana e desiderata da noi italiani. Una città grandissima, ricca di edifici, animali, spiagge, usi e costumi. Ma credo che nessuno, immaginando l’Australia, abbia mai pensato a tradizioni crude e violente.
Mi sono ritrovata a passeggiare lungo rive bianchissime, con l’acqua dell’oceano che solleticava i miei piedi, ogni volta che raggiungeva la battigia. Era fredda, ma il sole mi faceva sopportare i brividi che correvano lungo il mio corpo.
A Bondi Beach, quel giorno, ero sola, circondata solo dal silenzio; sulla sabbia le mie impronte e quelle delle piccole zampette dei gabbiani. Stavo cercando di ritagliare uno spazio per me stessa, di riflessione, di pensiero, di meditazione. Mi sembrava di essere dall’altra parte del mondo ed in effetti, era così.
D’improvviso, un gran vociare e un numeroso gruppo di ragazzi sono apparsi correndo con le loro tavole da surf. Senza esitare si sono diretti in acqua ed immediatamente hanno iniziato ad affrontare le onde. Sembrava non avessero paura di niente e che il loro solo scopo fosse quello di rimanere il più possibile in equilibrio.
Ho iniziato ad osservarli e spesso, quando tardavano a riemergere dall’acqua, rimanevo con il fiato sospeso. Avevo paura che si facessero male, ma dopo l’arrivo dei guardaspiaggia, mi resi subito conto che era quello che volevano. Esatto, la loro non era una sfida con l’oceano o con gli altri ragazzi che praticavano lo stesso sport; loro volevano vincere avendo il maggior numero di ferite sul corpo.
Cercavano di prendere le onde migliori per farsi sbattere contro gli scogli. E continuavano, non si arrendevano finché non si sentivano sfiniti e tornavano a riva. Velocemente si toglievano la muta e mostravano con orgoglio i tagli che invadevano le braccia, le gambe, la schiena. Se sanguinavano erano ancora più felici.
Mentre venivano medicati, tenevano i pugni stretti e soffocavano i lamenti. Qualcuno doveva addirittura essere recuperato in mare, perché non era più in grado di tornare a riva. Avevo l’impressione che più questi ragazzi erano mal ridotti, più in alto era il posto che gli attendeva sul podio.
Giocare, ridere, sfidarsi sono emozioni che non possono mancare mai nella via di ognuno, soprattutto se si gode di questi istanti all’aria aperta e in un meraviglioso paesaggio naturale.
I libri, i documentari, i film, identificano Bondi come il paradiso dei surfisti, eppure, davanti ai miei occhi, la magia di quel luogo è scomparsa e ha lasciato posto solo a tanto, troppo esibizionismo.





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