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Anna Politkovskaja: retroterra russo

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Il 7 ottobre 2006 la giornalista russa della Novaja Gazeta, Anna Politkovskaja, è stata uccisa sul pianerottolo di casa. Raggiunta da 4 pallottole sparate a bruciapelo.

I mandanti dell’omicidio sono ad oggi un mistero. Ologrammi russi. O forse ceceni?

Molti i fermati, interrogati, indagati. Nella Grande Russia di Putin, nessuna verità è stata ancora svelata.

O, forse, qualcosa si sa. L’investigatore Petros Garibyan ha scoperto che nel delitto erano coinvolti agenti di polizia e funzionari di altri organi statali, assoldati come killer a contratto.

Ma il non detto è una moda che non tramonta mai.

Politkovskaja è nota per le attente e puntuali analisi, metodologicamente inappuntabili, della politica interna ed estera dell’amministrazione dell’attuale capo del Cremlino.

La Russia di Putin e Diario Russo 2003-2005, le più note.

Diario Russo travolge.

L’inizio concentra tutti i temi che saranno sviluppati in seguito: ambizione, corruzione, illegalità, censura, poteri nemmeno troppo occulti che incancreniscono il Paese, forse troppo stanco per combatterli.

L’esplosione nella metropolitana di Mosca, l’eccidio al Teatro Dubrovka nel 2002, l’assassinio del presidente ceceno Kadyrov; episodi, questi, che costellano la guerra sotterranea che si consuma da anni tra russi e ceceni.

La Russia di Putin accompagna.

In un climax ascendente. «Il mio è un libro di appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia», una raccolta di storie, private e pubbliche, che solo nell’ultimo capitolo convergono nella figura di Putin.

Le tematiche, sfondo delle vicende, sono note: la corruzione statale, le violenze dell’esercito insabbiate dal Cremlino, le conseguenze della crisi economica del ’98 che ha spazzato via la media borghesia, unico strumento per raggiungere la democrazia.

Il presidente è descritto come «il tipico colonnello del KGB con la forma mentis – angusta – e l’aspetto – scialbo – di chi non è riuscito a diventare colonnello», divorato dall’ambizione e dalla smania di rivalsa.

Perché la Politkovskaja odiava tanto Vladimir Putin?

«Diventato presidente, Putin non ha saputo estirpare il tenente che vive in lui, e pertanto insiste nel voler raddrizzare i propri connazionali amanti della libertà. E la soffoca, ogni forma di libertà, come ha sempre fatto nel corso della sua precedente professione».

«Perché ce l’ho tanto con Putin? Perché il tempo passa. Quest’estate (2004) saranno sei anni che la seconda guerra cecena è iniziata affinchè Putin potesse diventare presidente. E non se ne vede la fine.

Dal 1999 ad oggi tutte le stragi di bambin i sono rimaste impunite: i carnefici non sono finiti sul banco degli imputati. Putin non l’ha mai preteso […] ».

«Perché ce l’ho tanto con Putin? Per tutto questo. Per una faciloneria che è peggio del ladrocinio. Per il cinismo. Per il razzismo. Per una guerra che non ha fine. Per le bugie. Per i gas nel Teatro Dubrovka. Per i cadaveri dei morti innocenti del suo primo mandato».

Dando per scontato che la verità sul suo omicidio non sarà mai svelata, né tanto meno resa pubblica, è indispensabile che gli appunti della Politkovskaja non vadano dimenticati.

Devono anzi servire a riconoscere il retroterra sul quale lo zar ha costruito il proprio potere.

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LIBRI

Proibito parlare

"Proibito parlare" di Anna Politkovskaja - Mondadori, 2007

Berlino-Mosca. Un viaggio a piedi

"Berlino-Mosca. Un viaggio a piedi" di Wolfgang Büscher - Voland, 2008



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