« Amish, protestanti d’America 1 Venezia, per chi suonarono le campane? »


Amish, protestanti d’America 2

di

stampa stampa

Sul finire del XVII secolo Jacob Annan, svizzero, protestò contro i protestanti. Si staccò dalla corrente Mennonita e diede origine a quella degli Amish.

Ed è a questo punto che la storia degli Amish si incrocia con quella di tale William Penn. Aristocratico di estrazione, venne a contatto con i Quaccheri d’Irlanda.

Siamo nella seconda metà del ’600 e per sfuggire alle diverse persecuzioni in atto nei confronti della maggior parte dei gruppi protestanti, non ultimi gli stessi Quaccheri, Penn e un folto numero di suoi accoliti lasceranno le coste della Gran Bretagna. Obiettivo: nuovo mondo.

Salperanno lungo le coste nord orientali degli Stati Uniti e una parte considerevole degli emigranti si stabilirà nell’attuale Pennsylvania.

E siccome la corona Britannica aveva debiti con la famiglia Penn, gli assegnò quel territorio al fine di saldarli definitivamente. Oggi, gli abitanti della Pennsylvania considerano proprio William Penn come fondatore ufficiale del loro Stato.

Gli Amish di oggi di quelle zone sono i diretti discendenti di quei quaccheri alla ricerca di una vita migliore. Basata su un rispetto e su un senso di fratellanza sconosciuti in patria.

Oggi le comunità Amish sembrano abitare un altro tempo. E anche un altro spazio. Per lungo tempo, infatti, hanno avuto problemi di integrazione con il paese che li ospita: in tempi di guerra, da buoni pacifisti, non vollero arruolarsi. E nemmeno vollero pagar le tasse ad un governo che non riconoscevano. Così come l’istruzione ufficiale americana non era gradita.

Per ciò molti di loro sono poi emigrati in America Latina, laddove, ancora oggi possiamo trovare piccole comunità.

Fortissimamente coesi dal punto di vista sociale, ricordano da vicino gli Ebrei. Come loro si vestono spesso con lunghi abiti neri e portano una folta barba che lasciano crescere una volta sposati. Proprio come vuole la Bibbia.

Le donne non si tagliano mai i capelli che portano raccolti in ampi e graziosi chignon. E gli ammennicoli, di qualsiasi tipo, sono del tutto banditi: niente gioielli per le donne, niente stravaganze per gli uomini.

La vita di un Amish è improntata ad una frugalità e ad un rispetto della Natura che, forse, non hanno eguali in tutto il mondo. Per ciò sono spesso tacciati di estremismo tecnofobico. Aborrono la televisione e non hanno automobili. Non sono allacciati alla corrente elettrica e l’unico mezzo di locomozione è il cavallo.

Per ciò girovagare dentro i quartieri Amish, ad esempio di Filadelfia, è un’esperienza unica. Capita di vedere artigiani al lavoro con modi e tecniche totalmente fuori dal tempo, oppure donne vestite in stile ’800 farsi scarrozzare da robusti cavalli.

Le comunità sono piuttosto autarchiche: difficile integrarsi se non ci sei nato. E, a rafforzare quest’isolamento dal resto del mondo, un Amish si sposa molto spesso con un parente.

Il matrimonio non è sempre d’affetto, ma non si direbbe nemmeno di interessi. Per lo più è fondato su una prosecuzione della stirpe, se di stirpe si può parlare.

Possibile è invece un movimento contrario: un Amish può uscire dalla comunità. Anzi tale prospettiva, una volta terminati gli studi, si dovrebbe presentare a tutti: è infatti verso i 16 anni che inizia il periodo detto della “Rumspringa”, lasso di tempo all’interno del quale il ragazzo deve, come si dice in gergo, fare le sue esperienze. Da solo e in perfetta autonomia decisionale.

In quel periodo si mescolerà ai suoi coetanei, soprattutto non Amish. Molti fanno le esperienze tipiche di un’età giovanile in cui il senno ancora non è arrivato a compimento: potrà capitare di ubriacarsi, ad esempio, cosa inconcepibile per un Amish adulto.

Obiettivo di questo periodo è rinsaldare il sentimento di appartenenza alla cultura Amish del ragazzo che, in totale coscienza, può anche decidere di abbandonare la comunità e affrontare il resto del mondo. La statistica dice che oltre l’80% sposa per tutta la vita i saldi principi comunitari.

Arriva quindi il battesimo che, come si diceva, un Amish riceve e in età matura. Perché il vincolo con Dio deve essere accolto prima di tutto con la mente . E solo in un secondo momento con il corpo.

stampa stampa
LIBRI

Kitchen Confidential

"Kitchen Confidential" di Antony Bourdain - Feltrinelli Traveller, 2002

In vacanza con 80 dollari

"Zio Paperone in vacanza con 80 dollari" di Staff di IF - Mondadori, 1986



comment Lascia un commento a "Amish, protestanti d’America 2"

I campi contrassegnati da (*) sono obbligatori.



 





I Commenti più recenti
- Paolo COdo su Il giro del mondo in auto
- Anna Maria su A come Amarcord
- nicoletta luchena su Pergamon Museum, Berlino imponente
- Paolo Codo su Il giro del mondo in auto
- Paolo Codo su Il giro del mondo in auto
- Paolo Codo su Il giro del mondo in auto

Le ultime dal forum



SCELTI PER VOI

Reportage

Ellis Island, lo sbarco negli Stati Uniti
di

Ellis Island, lo sbarco negli Stati Uniti - foto : Ellis Island (New York) © Federico Roiter

Arrivavano da ogni dove, con bagagli e i sogni di nuova vita. Ques’isolotto, alla foce del fiume Hudson, nello stato di New York, era la frontiera d’ingresso per il Nuovo Mondo.

Viaggi

Slittata a cavallo in Val Passiria
di

Slittata a cavallo in Val Passiria - foto : Valle Lazins, slitta con cavalli © Luca Ferrari

Viaggio nel bianco delle montagne bolzanine. Dentro il bosco traboccante di neve intorno a Plan. Costeggiando le gelide acque del torrente Pfelderer Bach, fino a raggiungere la malga Lazins (1782 m s.l.m.).

Viaggi

New York, la Grande Mela
di

New York, la Grande Mela - foto : New York, Times Square ©  snorpey

Tourbillon di emozioni nella metropoli che per decenni è stata considerata la capitale del mondo. Tra gli splendidi Palazzi della Fifth Avenue. Nei luoghi della cultura tra i più importanti del mondo come il Guggenheim Museum. Tra i Teatri della famigerata Brodway. Viaggio all’insegna degli ‘spectaculars’.






il reporter raccontare oltre il confine è testata registrata presso il Tribunale di Vercelli n. 4/2010 | © 2007-2012 il reporter