Foresta amazzonica, polmone verde del pianeta e terra deforestata pericolosamente. Foresta amazzonica, bellissima, equatoriale e… in vendita.
Estesa in Brasile, Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana Francese. Dall’estremo limite occidentale forestale, ai piedi delle Ande, fino alle rive dell’Atlantico, si contano tremiladuecento chilometri, all’incirca la distanza tra Roma e l’Islanda.
Il suo nome si deve all’esploratore spagnolo Francisco de Orellana che, recatosi in questa zona, incontra delle donne guerriere che gli rammentano le antiche amazzoni dell’Asia e dell’Africa.
Oggi, qui vive Giovanni Onore, astigiano, sessantotto anni ben portati. Frate marianista, agronomo, apicoltore, honey taster (assaggiatore di miele), speleologo, saggista, filatelico, miniaturista artistico. Dal 1981 si trova a Quito, nella foresta ecuadoriana. Residenza insolita, ma che ha uno scopo ben preciso. La salvaguardia della natura, il rispetto per l’ambiente, la tutela della vita e, in questo caso, l’acquisto della foresta amazzonica.
La massiccia presenza di impianti petroliferi, le piantagioni di olio da palma nei pressi del confine con la Colombia, la deforestazione dovuta allo sfruttamento commerciale del legname e gli incendi appiccati dagli indigeni nella speranza di procurarsi zone fertili e coltivabili per sfamarsi, ha un unico significato. La perdita fatale e annunciata di una terra, patrimonio dell’umanità intera.
Attraverso il “progetto Otonga”, il cui nome deriva da un anfibio gigante senza zampe di due metri di lunghezza, promosso da frate Onore, è possibile acquistare porzioni di terreno della foresta pluviale, laddove è in serio pericolo.
Come molti progetti, anche questo nasce per caso, durante una conversazione tra frate Onore e un suo amico al quale, scherzosamente spiega che, forse l’unico modo per preservare questo giardino del mondo, è comprarlo. L’amico, invece di ridere a quella che può essere una battuta, paga. E paga tre mila dollari, nel 1998, inviati a frate Onore che provvede alla gestione dell’acquisto. I primi cento ettari di foresta sono salvi.
Da allora ad oggi, l’acquisto, pezzo dopo pezzo, continua. Nel 2007, grazie alle donazioni di privati e non, al lavoro di studenti locali, delle popolazioni indigene, di biologi, di specialisti di ogni genere e di alcune scuole piemontesi, risultano comprati oltre mille ettari di terra che compongono la riserva Otonga, nel centro dell’Ecuador tra le provincie di Picincha e Cotopaxi, sul versante occidentale andino.
Un modo concreto e realizzabile di vivere il nostro pianeta e non solo oggi perché il futuro passa anche attraverso un albero. E, nella foresta svettano settecentocinquanta specie di alberi.
In ognuno vivono oltre quattrocento tipi di insetti. Un ecosistema perfetto, florido, ma delicato che si protende dal basso verso l’alto, da terra fino alle cime delle piante, per oltre sessanta metri in un clima caldo umido.
Secondo le immagini catturate dal satellite, dal 1995 al 2001, in media, sono scomparsi annualmente diciottomila chilometri quadrati di foresta amazzonica in Brasile.
Un numero scoraggiante, anche considerando la grande riserva idrica che qui scorre. Un quinto dell’acqua dolce del mondo fluisce per i fiumi amazzonici e il più lungo è il Rio delle Amazzoni che si snoda per oltre seimila chilometri. La distanza tra New York e Berlino.





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