Un uomo piccolo piccolo gioca con un mappamondo grande grande. Lo lancia verso il soffitto enorme del suo ufficio immenso. Lo tira su e giù, a destra e sinistra. Lo fa girare con un dito. Sino a quando lo stringe forte tra le braccia. E lo fa esplodere.
In quell’abbraccio mortale, parodiato da Charlie Chaplin nel film del 1940 “Il grande dittatore”, avrebbe dovuta essere imprigionata anche l’Amazzonia. E’ quanto ha scoperto Jens Gluesing, giornalista del settimanale “Der Spiegel”.
Nel libro “Guayana-Project”, il reporter tedesco sostiene di avere le prove che Adolf Hitler volesse conquistare la Foresta Amazzonica e farne una riserva naturale da sfruttare per “i popoli superiori di razza bianca”.
Tre esploratori nazisti attraversarono la zona per oltre un anno e mezzo nel 1935. Poi misero nero su bianco relazioni che confluirono in un dettagliatissimo rapporto chiamato “Deutsch-Guayana”.
Il plico, redatto da un alto esponente delle SS, Otto Schulz-Kampfhebel, finì poi nelle mani di Heinrich Himler, capo della Schutzstaffel. Gli occhi del più feroce aguzzino del Terzo Reich brillarono quando lesse che la regione si prestava “in maniera eccellente per la creazione di una colonia tropicale per lo sfruttamento delle risorse naturali”.
Schulz-Kampfhebel esortava all’invasione dell’area dalla quale sarebbero state ricavate ingenti disponibilità per lo sviluppo e il mantenimento del sogno hitleriano. Ciò nonostante, il braccio destro del Fuhrer, decise di rinviare la conquista a un momento migliore.
Era ormai l’aprile del 1940. La Terra stava entrando nel buio, la Seconda Guerra Mondiale era appena iniziata. Solo cinque anni più tardi il mappamondo stretto tra le braccia del grande dittatore sarebbe scoppiato. Finalmente libero dal giogo nazista.




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